Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <663>
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La Sicilia agli inizi del secolo XIX 663
separate da quell'avversione clic, sorta cinque secoli prima durante la lunga guerra del Vespro, doveva esplodere violentemente quando il re Ferdinando, divenuto primo fondeva nel 1815 i due regni togliendo alla Sicilia le secolari franchigie.
H regionalismo isolano portava a sua volta all'autonomia, cioè alla concezione di una patria siciliana libera, indipendente; e tale con­cezione, attraverso le rivoluzioni del 1821, 1837 e 1848 allungò le sue propaggini fino al 1866. Anche in Sicilia, quando cominciò ad affac­ciarsi l'idea d'una grande patria che abbracciasse le diverse minu­scole patrie di regione, non mancarono uomini d'ingegno che la derisero quale manìa di menti malate, tanto era radicato il concetto dell'individualità politica dell'isola.
A Napoli non poteva ignorarsi l'ostilità dei Siciliani ma nulla veniva operato dalla Corte per sanare quel dissidio e meglio giungere alla fusione fra i due regni. Il re Ferdinando si poteva chiamare sol­tanto quarto; egli ignorava completamente la Sicilia e la ignorò fino a quando, dopo quarant'anni di regno, vi fa cacciato dalla tempesta che si era abbattuta su Napoli. Non minore attaccamento aveva per la capitale la regina Maria Carolina di cui sono noti i lamenti nostal­gici durante gli anni del suo esilio a Palermo. A meglio chiarire i sen­timenti della Corte napoletana Giuseppe Pitré *) riferisce le parole di un viaggiatore straniero cui non sfugge l'antipatia della terraferma per l'isola: I Siciliani sono ritenuti a Napoli come stranieri, alla Corte come nemici... La Sicilia dal Ministero è riguardata come una escre­scenza incomoda; la Corte non vede se non Napoli. Da questa antipatia non andavano immuni anche intellettuali di entrambe le regioni: e se partendo da Napoli Domenico Caracciolo 2) credeva di giungere in Sicilia in un paese di Ottentotti, a sua volta Michele Amari 3) recandosi a Napoli parlerà di confinamento in un paese abbonito. Jl dissidio non manca di ricorrere a meschini ripicchi che mirino ad umiliare la supremazia degli uni e il regionalismo degli altri.
Considerando l'avversione fra i due popoli non si può credere che i Siciliani amassero il re napoletano *) comunque vollero mostrarsi
') La vita in Palermo conto e più anni fa, Palermo, 1904, voi. I, p. 6. ?) LA LUMIA, op. cit.
3) G. GENTILE, Jl tramonto della cultura siciliana, Bologna, 1919, p. 7.
4) Quando gli Inglesi, per provvedere alla difetta della Sicilia contro i Francesi ingaggiarono marinai isolani per gli equipaggi delle cannoniere, questi non vollero saperne di insegne napoletane: Viva il re Giorgio!, gridavano, ma per il re Ferdinando noi e ad ogni fatto d'arme vittorioso inneggiavano al sovrano inglese. Cosi H. BUNBURY, The grcat tear tuith Frante, London, 1854, p. 227.