Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <664>
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Antonio Noto
indulgenti verso il Borbone che, incalzato dai Francesi, abbandonato dai sudditi napoletani, veniva a cercare protezione in un ambiente più sicuro e più tranquillo. Erano certi gli isolani che, ridottisi ormai in Sicilia, il Re, la Corte si sarebbero preoccupati di curarne e migliorarne le condizioni. Intanto nel Regno di Napoli veniva a crearsi un nuovo stato di cose: una forte monarchia vi sorgeva con a capo Giuseppe Bonaparte che veniva riconosciuto re dalle potenze già alleate e pro­tettrici dei Borboni, ai quali ormai non rimaneva che il minore dei due regni. Ferdinando era questa volta soltanto terzo e la Sicilia aveva finalmente il suo re.
Da quando s'era spenta la dinastia aragonese, nei primi anni del sec. XV, la Sicilia non aveva più visto un re governarla direttamente ed aveva provato tutti i danni del governo vicereale per lunghi secoli. Retta da un prefetto quasi sempre straniero, che per la temporaneità della sua carica mirava solo a ritrarne i maggiori vantaggi personali, la Sicilia veniva a mancare d'un governo centrale perchè tale non poteva chiamarsi quello di Palermo, che attendeva sanzioni pei suoi atti dalla potestà regia, mentre questa, a sua volta, nella propria lon­tana sede era solitamente ignara delle vere condizioni dell'isola. Con la venuta di Ferdinando questo stato di cose veniva a cessare, la serie dei viceré iniziatasi con l'infante Giovanni, figlio di Ferdinando I d'Ara­gona, era chiusa; il meccanismo governativo si presentava ormai com­pleto, organico: il Re veniva a contatto diretto con l'antico Parlamento, con il popolo. Dal nuovo ordine non pochi sperano vantaggi considere­voli intesi a migliorare le condizioni lacrimevoli in cui versava da secoli la Sicilia.
Non erano mancati nell'isola, specialmente negli ultimi anni del secolo, uomini dotti che rivelassero nella loro intera gravità lo stato in cui versava specialmente l'agricoltura, unica fonte di risorse per la popolazione. Il problema agricolo alla fine del sec. XVIII si dibatte già da tempo immemorabile ed è sempre più assillante. Le guerre del Vespro e le guerre civili portarono un colpo fierissimo all'agricoltura che pena a risollevarsi tanto che nel 1646 il Viceré* marchese di Los Veies, in una prammatica dichiarava che la Sicilia dopo essere stata il granaio d'Italia a stento poteva allora provvedere a quanto era necessario per l'alimentazione dei suoi popoli.l) In seguito la crisi non accennò affatto a risolversi e i provvedimenti deliberati anziché temperarla riuscirono
i) LITIGI GBNUARDI, Terre* Comuni ed usi civici in Sicilia prima della abolizione detta feudalità., Palermo, 1911, p. 53.