Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <665>
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La Sicilia agli inizi dot secolo XIX 665
talvolta ad aggravarla non colpendo il male alle sue radici. Infatti scarsi vantaggi alla produzione granaria apportarono i provvedimenti presi nella prima metà del scc. XVIII, intesi ad aumentare la pro­duzione stessa estendendo la superficc coltivata. Vennero utilizzati terreni incolti ma si condusse anche una vera battaglia contro il pascolo e Pulivo danneggiando gravemente la produzione olearia al punto che si imposero provvedimenti per frenare quella mania veramente antieco­nomica. 2) Nonostante ciò le gravi carestie nell'isola un tempo chiamata nutricem plebis romanae non cessarono, seguite sempre da violente epi­demie che provocavano un'affluenza di contadini alla capitale, andando ad accrescervi la folla degli accattoni. H problema presentava un carat­tere di importanza vitale e venne preso in esame da uomini di ingegno che si posero a studiarlo profondamente.
Nel 1786 Pietro Lanza Stella, principe di Trabia, stende una memoria densa e robusta intitolata Sulla decadenza agrìcola in Sicilia e modo di rimediarvi che presenta al Viceré. In essa si esamina la que­stione granaria nei suoi fattori: uomini, luoghi e mezzi. I primi non trovano nelle fatiche compiute le risorse adeguate alla loro sussistenza, versano nelle condizioni più infelici per cui sono svogliatamente indotti a lavorare terre non proprie, che non provvedono ai loro bisogni e dalle quali non possono allontanarsi per l'asservimento cui sono soggetti. I luoghi dove l'agricoltura si esercita sono i latifondi che regnano sovrani su gran parte dell'isola; essi appartengono a nobili, a ecclesiastici o sono di patrimonio regio, e caratterizzano la struttura feudale sici­liana che data dall'invasione normanna. Organismi isolati e compiuti questi vasti domini gettano nel Regno una larga rete di frontiere che servono ad inceppare quello scarso traffico interno, immagine d'un rudimentale commercio. Nei latifondi inoltre si notano tante e vaste superne!, che riuscirebbero di grande rendimento, giacenti incolte e deserte.
I mezzi di cui l'agricoltura dispone e si serve in Sicilia sono pia che primi t ivi enei Regno non si adopera altro per qualunque coltura che la zappa o il solito antichissimo aratro. De' nuovi aratri, degli erpici, de' cilindri, della vanga e degli altri istrumenti, che sono in uso presso alle nazioni più industriose, e che non solo risparmiano le braccia (delle quali vi è positiva mancanza nell'interno del Regno di Sicilia) ma rendono più esatta la coltivazione e più felice la ricolta, non se ne ha menoma nozione.
) LUIGI GENUARDI, op. ci*., voi. VII, p. 55.