Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <666>
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Antonio Noto
In tale ambiente, a mezzi tanto meschini, aggiungendo le cognizioni agrarie possedute dai contadini scarse ed insufficenti, è naturale rite­nere clie le condizioni dell'agricoltura siciliana non potevano essere migliori.
Dichiarati- i mali nella loro crudele entità il Lanza propone dei rimedi: si affranchino i contadini, sia loro concesso di lavorare in terre che non appartengono al feudatario che li asservisce. Liberatisi dalla umiliazione, dal peso della servitù essi lavoreranno per sé, nella terra liberamente eletta in modo più proficuo per l'agricoltura. H latifondo, a sua volta, venga spezzettato; si stimoli il sorgere della piccola proprietà concedendo in enfiteusi le frazioni di territorio e scompariranno cosi quelle vaste plaghe abbandonate. Si doti l'isola di istrumenti agricoli che soddisfino alle esigenze dei tempi; da ultimo si promuovano gli studi agrari creando degli istituti che valgano a diffonderli. Il Lanza tesse l'apologia dell'agricoltura e propone per i contadini e i proprietari benemeriti di essa, premi ed onori.
Appare evidente da questa accalorata relazione quanto la questione agricola stia a cuore al Lanza che non è il solo ad appassionarsene e a indicarne i possibili rimedi.
Nel 1787, poco dopo che il Lanza ebbe steso la sua memoria, altre voci autorevoli incitano il Viceré a migliorare le condizioni dei colti­vatori, ad incorporare nelle terre di regio patronato quelle terre dei comuni che giacciono abbandonate concedendole in enfiteusi.
Un altro dotto, Giuseppe Balsamo, si die a visitare la Sicilia per rilevare le angustie che affliggevano l'agricoltura, che egli denunciò in un suo scritto. Il Balsamo recò a profitto della sua patria gli insegnamenti appresi nel suo lungo viaggio in Francia, Olanda, Inghilterra, viaggio che gli permise di osservare da vicino, oltre le macchine e i metodi agri­coli usati in quei paesi, anche gli istituti politici che li reggevano. E il poeta Giovanni Meli si domanda angosciosamente: perchè la Sicilia, che pur lo dovrebbe non basta a sé stessa ?
Si occupò anche della questione agraria siciliana uno scolaro del Balsamo, Nicolò Palmieri, autore del famoso Saggio sulla costituzione del Regno di Sicilia, il quale, a suo tempo, pubblicò uno scritto sui mali e rimedi dell'agricoltura siciliana.
Relazioni, memorie sulle condizioni agricole dell'isola continuarono, senza dubbio con più. precisa visione dell'ambiente, a piovere fino quasi
J) G. MELI, Catun <i Ai'abbandono duWagricoltura in Sicilia., autografo pubblicato da G, Kovantftri, 1896.