Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <668>
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Antonio Noto
possenti in Parlamento, che vigorosamente combatterono il Carac­ciolo e il principe di Caramanico che gli successe nel 1786 seguendone l'indirizzo rinnovatore.
Ma i miglioramenti non si manifestarono. Le grandi carestie del 1791,1792 vennero a palesare che la risoluzione della crisi era ancora lontana e, morto il Caramanico, l'opera iniziatasi con tanto fervore an­dava dispersa: all'alba del nuovo secolo le condizioni in cui trovavasi la Sicilia erano veramente dolorose. Il depauperamento era estremo per la violenta crisi interna e altresì per la mancanza di denaro circolante causata dal forte esodo di capitali in conseguenza dei prestiti all'estero mai rimborsati, delle pazze prodigalità della Corte e, soprattutto, delle spese incontrate nelle guerre contro la Francia, le quali obbligarono il Borbone a provvedere, oltre che ai propri apparecchi militari, ai bisogni delle spedizioni inglese, russa e francese. Quest'ultima poi gravò sul dissanguato erario borbonico per 500.000 franchi al mese fino all'ottobre del 1805.
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La-popolazione dell'isola contava poco più di un milione e mezzo di individui e di questi oltre la metà era soggetta ai feudatari. Gli eccle­siastici si aggiravano intorno ai 60.000. Lo stato dei contadini era mise­revole massime nell'interno : l'aspetto dei paesi e dei casali annunzia fame e miseria, 2) mancano ai lavoratori dei campi cibi di sano nutri­mento: erbe e radici rappresentano il loro vitto capitale e dalla scarsa e cattiva alimentazione derivano quelle epidemie che in pochi mesi spopolano il paese e spingono i villici verso la città .
I feudatari opprimono i vassalli con angherie e i diversi obblighi come il diritto'* di erbatico, legnatico, con le decime e per lèi loro prepotenze la piccola proprietà non può reggersi.
Popolosi fra tanto squallore erano i centri cittadini: Palermo contava nel 1798 circa 200.000 abitanti, a) mentre Torino nella stessa epoca ne contava 75.000 e Milano 130.000. Ma l'incremento demogra­fico della capitale siciliana non era affatto naturale, spontaneo, come si è già. osservato, ma era dovuto grandemente all'afflusso, che prove-r- niva dall'interno, di quei ceti che trovavano inospitale la campagna. Palermo era come una città privilegiata per le preferenze di cui erano
a) L, BIANCHITO, op. cit., p. 223, fissa per il 1770 la cifra di 1.176.615 abitanti é, per il 1798, 1.660.265. Altri la stabilisce attorno ad 1.200.000. 2) G. MELI, op. ri*. ) G. PrrnE, op. cit.} voi. 1, p. 49.