Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <669>
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La Sicilia agli inizi del secolo XIX 669
fotti segno i suoi abitanti nelle cariche, pubbliche in confronto agli altri Siciliani che venivano considerati come posti su di un livello più basso..1) E questa preferenza municipale provocava contro la capitale specialmente per parte di Messina, che altre ragioni aveva di lagnarsi di Palermo, una animosità che doveva in seguito manifestarsi con aperto dissenso nel periodo della rivoluzione.
In Palermo per la presenza del Viceré, del Parlamento e degli altri organi pubblici si concentravano i feudatari del Regno: baroni, alti ecclesiastici e quanti componevano la classe dirigente dell'isola. La città à affollata da sfaccendati; a migliaia si contano prelati 2) e accat­toni. Fortissimo è il contingente dei medici e avvocati. Questi ultimi attraversano un periodo assai propizio: il Governo li favorisce grande­mente, li assiste con compensi ed onori, li introduce nelle università. EgU intende così compensare la classe forense per l'aiuto prestatogli nella lotta contro la Curia Romana per il suo riscatto, lotta d'indole profondamente giuridica. Nella vita interna dello Stato l'opera dei giuristi è stimolata dal caotico miscuglio delle leggi gettate le une sulle altre dalle varie legislazioni succedutesi nei secoli, per cui, nelle contese infinite per ragioni di rivendica tra feudalità e università cittadine, per le quali bisognava affondare nel mare delle leggi, per soprusi di signorotti, per ogni sorta di causa insomma, che la mancanza di un codice complicava infinitamente, si rendeva quanto mai preziosa l'opera del legale per trovare fra tanto disordine un filo conduttore.
Spingeva chi avesse un po' d'intelligenza e un peculio alla carriera del tribunale, alla medicina, a fare il notaio, il prete il disprezzo, eredi­tato dagli Spagnoli, per la professione del commercio, dell'industria e anche dell'agricoltura. Queste preziose branche dell'attività umana erano ritenute infime, degradanti da indurre ad abbandonarle chi appena ne avesse ricavato un certo benessere. 3) E il palese disdegno per l'agricoltura adira il poeta bucolico che altamente afferma: ... la misura del colmo della corruzione di un secolo è il disprezzo dell'agri­coltura e l'esaltazione di quei ceti la cui professione tende direttamente o indirettamente a formulare le intestine discordie.4) E questi ceti
i) 6. PXTBÈ, op. cit., voi. I, p. 100.
;.') H Picrè, op. cil., voL I, p. 49, fisso il numero 7379 per i preti che stavano
in Palermo
;s) Cumo DE RUGGERO, II pensiero politico meridionale nel secoli XVIII e XIX* Bari, 1922, p. 49; NICOLÒ RODOMCO. // popolo agli inizi del Risorgimento nell'Italia meridionale, Firenze, 1926, pp. 10, 11.
0 G. Msttf op. cit.