Rassegna storica del Risorgimento
SICILIA
anno
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1939
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pagina
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672
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672
Antonio Noto
Sino all'epoca in cui fu viceré il marchese Caracciolo -è sempre il Palmieri che parla la Sicilia era due secoli indietro del resto dell'Europa. A che era dunque servito il Parlamento abolito da Ferdinando I? Sono le parole stesse del Palmieri che suggeriscono questa domanda.
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Una situazione quale siamo venuti delineando, un complesso di bisogni sociali, materiali avrebbero dovuto stimolare una copiosa letteratura civile in Sicilia. Questa viene quasi completamente a mancare. Gli scrittori del tempo frugano nei secoli passati storie e diplomi. La letteratura ha una visione retrospettiva: Rosario Gregorio stende le sue considerazioni soprala storia di Sicilia; Domenico Sema, suo allievo, si occupa della storia letteraria dell'isola; Tomaso Natale ci si offre quale sintesi dell'età sua. È notevole il parallelo che qualcuno ha voluto tracciare tra il Beccaria e questo scrittore siciliano, anche affermando che le Riflessioni politiche intorno all'efficacia delle pene dalle leggi minacciate del Natale precorrono l'opera dello scrittore milanese. x) Ma, per lo spirito, fra i due lavori non è possibile alcun avvicinamento: essi vanno collocati nel loro rispettivo clima intellettuale.
Nelle Riflessioni lo scrittore non si manifesta, contrariamente al Beccaria, avverso all'utilità e necessità della pena di morte: egli sostiene che questa, come la tortura, deve essere usata con minore prodigalità. E in Tomaso Natale affiora la mentalità [medioevale laddove sostiene la teorica dello Stato per diritto divino, la facoltà pel principe di correggere gli scritti dei sudditi, limitarne il pensiero, e laddove propone pene diverse a seconda delle varie caste sociali è ribadisce l'insofferenza religiosa. Si può dire che lo scrittore è contenuto nei limiti del momento e respira il soffio medioevale che ancora si agita nell'isola.
Affermano scrittori di cose siciliane che alle nuove idee sgorgate dalla Francia l'isola non poteva rimanere estranea, *) e che da esse profondamente aborrisse. Certo la Sicilia non poteva ignorare i movimenti svoltisi in Europa al tramonto del secolo: essa aveva due volte visto in breve tempo il proprio Re venire a lei per cercarvi un rifugio sicuro e necessariamente aveva dovuto indagare le cause di quei rivolgimenti. Ma non poteva conoscere l'indole delle idee motrici, penetrata soltanto
i) G. PIPITONE, Giovanni Meli: J (empi, la vita, le opere, Milano, 1898, p. 12; C. BIANCO, La Sicilia durante Voccupazione inglese,* Palermo, 1902, p. 46.
2) In Sicilia l'eco della nuova filosofia giunge con ritardo di mezzo secolo. Così NAVABBA MASI T., La Rivoluzione francese e la letteratura siciliana, Noto, 1919, p. 7.