Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <673>
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La Sicilia agli infoi del secolo XIX 673
da quei pochi colti che s'erano mossi attraverso l'Europa e avevano sentito il soffio fecondatore delle nuove idee.
Il tramite per cui l'isola avrebbe potuto raccogliere la pallida eco del movimento rivoluzionario era la penisola e questa le era chiusa per l'ostilità napoletana e per quel troppo tenue e Ìnsufficente filo di comunicazioni, costituito dal viaggio mensilmente fatto da due navi verso l'una e l'altra regione, che la univa alla terra ferma. In Sicilia ai cominciò a badare ai casi di Francia quando già i movimenti rivolu­zionari avevano raggiunto la più sfrenata violenza. Le popolazioni del mezzogiorno d'Italia furono accanitamente avverse ai Francesi1) e la Sicilia a maggior ragione perchè chiusa in un isolamento quasi erme­tico. 2) Soltanto qualche spirito novatore oppure chi esercitava il traf­fico commerciale, non amante dei Francesi ma desideroso di un regime migliore di leggi, si augurava l'avvento delle armi rivoluzionarie.
Ma gli spiriti novatori, assai rari, venivano perseguitati e soppressi e i commercianti, che componevano una schiera assai esigua, scompari­vano nella massa del popolo avversa ai Francesi. Contro questi i Sici­liani venivano spinti da nobili e preti, che li descrivevano nemici del trono e dell'altare, dall'odio istillato da periodici, scritti e libelli, dal timore delle feroci persecuzioni poliziesche e dalla ignoranza assai diffusa, se non universale nell'isola come pretendono alcuni .scrittori inglesi, e tale da far esclamare a Paolo Emiliani Giudici, appassio­nato isolano, che se per secolari e tante inenarrabili sciagure civili i Siciliani non diventarono analfabeti, ciò è il più valido argomento a provare di quale tempra vigorosa e indistruttibile siano le loro menti.3)
Gli uomini più rappresentativi nell'isola erano avversi alla Francia, l'ambiente intellettuale era in linea di massima conservatore. *) Lo stesso Giovanni Meli, che, scagliandosi contro gli abusi, auspicando una migliore società, si mostra tanto amante del popolo oppresso fino a scrivere (c.e ti par di sentire osserva G, Pipatone5) un socialista
1) Circa 60.000 popolani morirono in Napoli nelle giornate della prima occupa­zione francese. Vedi N. RODOLTCO, op. c'u., p. XTV.
2) Vivo era sempre rimasto in Sicilia il ricordo della guerra del Vespro che rinfocolava l'odio atavico pei Francesi.
3) Storia della letteratura italiana, Capolago, 1857, voi, II, p. 468.
*) Nessuna traccia o rimasta infatti nella letteratura siciliana di tendenze gia­cobine, nessun vestigio di libri o di fogli, ria pure stampati alla macchia, manifestanti simpatie per le idee e gli avvenimenti francesi... per ora tutto quanto si scrive e si stampa suona a omaggio al sovrano e odio peri violatori della legittimità (NA VARRÀ MASI, op. eit.* p. 55).
5) 0Pì cit., p. XXVI.