Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <674>
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Antonio Noto
dei nostri giorni ) che la morte di un povero bifolco porta più danno di quella di cento baroni, paglietti, segretari, ecc. , disprezza il movimento francese.
Già da tempo poi Rousseau, Voltaire, Diderot erano stati banditi, requisiti presso i librai e pel timore che vi si celassero germi sovver­sivi si giunse persino a proibire anche la Scienza della Legislazione del Filangeri e classici come il Decamerone, l'Orlando Furioso 1 l)
Tanta ingenuità di persecuzione giustifica ed assolve in gran parte tanta ignoranza di popolo e ci chiarisce l'ambiente in cui aveva potuto fiorire e durare per circa dieci anni la mistificazione di Un avventuriero, il Velia, chiamato perfino ad insegnare all'Università di Palermo l'arabo, lingua che ignorava, e mandato con una commissione da lui presieduta al Marocco per ricerche storiche sul periodo musulmano in Sicilia.
Alla fine del sec. XVIII dunque la risultante delle condizioni dell'isola offriva un'analogia fra quelle materiali e morali: un pensiero di carattere medioevale con qua e là delle sfumature che tradiscono il progresso dei secoli. Una realtà commerciale non esisteva più. da quando, con l'età moderna, il grande traffico aveva preso a sua sede l'oceano. L'unico e vero problema che si imponeva aveva uno scopo pratico.
A quello da tempo si erano rivolte le classi responsabili quando a distrarre le menti occorsero le guerre contro la Francia e la conseguente fuga della Corte da Napoli; fuga che al principio del 1806 veniva a porre la Sicilia occupata dagli Inglesi contro la terraferma divenuta
provincia francese.
ANTONIO NOTO
0 Prrrò, op. * voi. I, p. 150; NAVAHIU M*st, op, cit p. 54.