Rassegna storica del Risorgimento
PEPE GABRIELE ; COLLETTA PIETRO
anno
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1939
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pagina
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678
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678
Nino Cortese
Notò che Vanni si uccise nell'ingresso francese del 1799 , e non nel febbraio 1806 (Storia, VI, 8); e che nel 1813 si ebbe la grande rivista militare, dal Colletta invece collocata erroneamente nel 1809 (ivi, VII, 10).
A proposito della narrazione della campagna murattiana (Storia, VII, 85) notò, d'accordo con il Colletta, che il re si rallegrò vedendo separati i due eserciti nemici dalla catena degli Appennini; ma osservò che, se si rallegrò del fatto , poi e non seppe punto profittarne per distruggere il nemico. E poiché il Colletta aveva affermato essere in Macerata il fine della guerra , avvertì :
Il grave momento della guerra non era né poteva essere in Macerata* perchè quivi i due eserciti nemici di Bianchi e di Neipperg non erano divisi fra loro dall'Appennino e potevano unirsi parte per la via di Urbino, parte per quella di Fabriano, come avvenne*
Più. ampie osservazioni fece sulla descrizione della battaglia di Tolentino. A proposito della dislocazione del nemico nei giorni precedenti allo scontro (Storia, VII, 88), notò:
Ecco il gran fallo di cui il re non seppe profittare. Il generale Bianchi aveva commesso il gravissimo errore di dividere il suo esercito fin da Bologna, frapponendo l'Appennino fra le sue due parti. Bisognava dunque fin da Imola dare addosso a Neipperg, distruggerlo, inseguirne le reliquie fino a Bologna; da quivi contromarciare per la Toscana onde mettere Bianchi fra due fuochi: fra l'esercito cioè comandato dal re e la Guardia comandata da Pigliateli e da Livron. Si fece intanto tutto l'opposto, ed, invece di combatterli separati, si attese che si riunissero ne* campi di Tolentino.
Ed ancora (ivi, VII, 90):
Tutta la descrizione della campagna e della battaglia è tanto inesatta quanto fu falsa ed antimilitare sì la strategia come la tattica all'idearla ed eseguirla. Lo storico obliò un grande elemento ne' disastri dell'esercito napoletano: l'incapacità, cioè, de* generali. Di essi il solo generale Ambrosio avea fatto e conoscea la grande guerra. Tutti gli altri erano generali di favore, e non per servigi militari.
Così chiari i falli del generale Zenardi (Storia, Vili, 10) :
Avea fatto fucilare senza giudizio e contro la sentenza della Corte criminale tre cittadini. Poerio difese l'ufficiale autore dell'ordine della fucilazione, e gli salvò la vita coll'argomento dell'irresponsabilità dell'obbedienza nella disciplina militare.
Notò che il teatro San Carlo a Napoli bruciò in febbraio 1816 e fu riaperto il 13 gennaio 1817 (Storia, Vili, 20).
Diede severo giudizio sulla condotta del Carrascosa ai primi di luglio del 1820, quando si assunse l'incarico di reprimere la rivolta, e sopra i suoi seguenti atti:
Fu questo il primo tradimento di Carrascosa contro al re non combattendo i ribelli e dando loro campo d'ingrossarsi. Quindi per ringraziarsi col re tradì i costi tu-zionali (Storia, IX),