Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; INGHILTERRA ; FRANCIA ; GUERRA 1848-1849
anno <1939>   pagina <696>
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Vittorio Barbieri
rivendicazioni. Tale eventualità doveva bastare per escludere in modo assoluto, secondo l'opinione dell'Hununelauer che del resto corrispon­deva certamente ad istruzioni ricevute, che il progetto inglese potesse essere preso in considerazione presso il Governo imperiale.
Contemporaneamente al fallimento della missione Hununelauer il Governo imperiale si era trovato di fronte ad un aggravamento della situazione interna per gli avvenimenti che avevano costretto l'Impe-ratore a fuggire da Vienna, e ad un peggioramento della situazione militare nella guerra in Italia per la caduta di Peschiera (30 maggio). Ad ogni costo il Wessenberg riteneva sempre più necessario la cessazione della guerra in Italia e perciò riprendeva l'idea di negozia­zioni dirette coi Governi italiani. A tale scopo il giorno 13 giugno venne inviata al conte Casati una lettera in cui il Governo imperiale si dichia­rava disposto a negoziare immediatamente una pace sulla base della cessione della Lombardia; evidentemente le ragioni dell'Hununelauer, o forse piuttosto l'aggravarsi della situazione dell' Impero avevano per­suaso il Governo austriaco a rassegnarsi alla perdita della Lombardia. Proprio in quei giorni l'incaricato d'affari francese a Vienna, De La Cour, aveva fatto un passo presso il Governo austriaco per conoscere le intenzioni di tale governo allo scopo di metter fine alla guerra in Ita­lia. Anche la Francia entrava con ciò nella questione italiana, anch'essa preoccupandosi della conclusione della pace in Italia. Per quali ragioni il Governo francese, che fino allora era apparso solamente come uno spauracchio di guerra in Italia, si era indotto ad intraprendere un'azione, diplomatica allo scopo di far cessare la guerra?
E difficile seguire in quei mesi la politica estera della Francia perchè tale politica non ebbe allora una direttiva unica e precisa, sottoposta come era all'influenza della agitata situazione interna del paese. H Thom stesso, e prima di lui l'Appony, ambasciatori austriaci a Parigi non riuscivano a vedere molto chiaramente le intenzioni e i progetti del Governo francese, e i loro rapporti non facevano che notare i sintomi contradditori della volontà dei governanti, dell'Assemblea, e del popolo francese. Quello che certo è che mentre nell'Assemblea vi era un partito abbastanza numeroso che propugnava la teoria espansionista della rivoluzione e che voleva di conseguenza l'intervento in Italia, basando su tale teoria l'opposizione al governo, i membri del governo, che valu­tavano tutte le difficoltà interne ed estere che avrebbe incontrato tale intervento, cercavano, soprattutto negli ultimi tempi, di destreggiarsi in modo da evitare l'opposizione pur astenendosi dall'intervento. Così erano state prese le minacciose misure militari alle frontiere italiane ma,