Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; MARSILLI FRANCESCO ANTONIO
anno
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1939
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pagina
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744
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744
Piero Pedratll
Le illusioni erano grandi a quell'epoca. Il rapido propagarsi del movimento rivoluzionario dalla Senna al Tevere e dal Da nubio al Reno, faceva ritenere possibile anche allo nienti più equilibrate e calme un'intesa fra i popoli. Mai come allora il trinomio della grande rivoluzione ce fratellanza, eguaglianza, libertà sembrò tanto prossimo alla sua realizzazione.
Si credeva cioè che i problemi nazionali, scomparsi i governi reazionari che sempre li ignorarono, si potessero risolvere direttamente fra i rappresentanti dei popoli sovrani nella certezza di trovare in tal modo ampio ed incondizionato esaudimento. Per questo il governo della Repubblica di Venezia inviò lettere diplomatiche agli Stati d'Italia ed alle Potenze estere e mandò suoi diretti rappresentanti fra cui il più autorevole era il trentino Tommaso Gar, a Parigi - presso alcuni governi, sperando di essere riconosciuta come stato libero ed indipendente.
Il MarsiUi il quale non aveva del mandato suo a Francoforte un concetto ristretto e circoscritto solo agli interessi del suo collegio e della sua regione, ma più ampio, della rappresentanza cioè d'Italia i cui ardui problemi, che tendevano tutti alla sua unità politica, dovevano pur essere difesi ed illustrati in quell'assemblea straniera avrebbe voluto che tutti gli Stati italiani inviassero presso questo nuovo potere a Francoforte fiduciari in forma ufficiale, o almeno privata, quali osservatori* per sorreggere anzitutto l'azione e le Speranze del piccolo manipolo dei rappresentanti legali di nazionalità italiana nella lotta che stavano colà combattendo, ed anche per venire a contatto colle personalità più in vista di quel consesso, non accecate da sciovinismo tedesco, onde ottenere vantaggi ed appoggi alla causa nazionale italiana.
Cosi a Francoforte in seguito soprattutto alle insistenze del MarsiUi si recarono, per il Governo provvisorio lombardo Alessandro Porro e Giovanni Morelli assieme al trentino Prospero Marchetti, per la Toscana Carlo Matteuccì, per il Piemonte il deputato Radice; egli però vivamente desiderava che altrettanto facessero lo Stato della Chiesa e ne scriveva al marchese Terenzio Mamiani della Rovere, allora presidente del Consiglio dei Ministri e la Repubblica di Venezia, per la quale interveniva direttamente il Tommaseo, preposto al Dicastero degli Esteri.
La lettera che qui si pùbblica è appunto la risposta del grande dalmata ali invito del deputato roveretano ed è bella per gli alti concetti che la ispirano e per la nobiltà
della forma.
PIERO PEDROTW
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