Rassegna storica del Risorgimento
1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
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1939
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746 Regina Terriiiì
Chiuso il portone, a regolare l'entrata dei parenti e t'uscita delle alunne due inservienti, corno carabinieri, stavano al portello, tenuto semiaperto dal custode, il quale gridava il nome delle fanciulle richieste alle insegnanti, cui raccomandai di consegnare le figliole solamente ai congiunti diretti.
E fu buon provvedimento: le sparatorie colpirono per via grandi e piccoli.
Altre collcghe in cortile mantenevano tranquilla la scolaresca, già pronta per l'uscita, dicendo che le lezioni finivano per ordine superiore. Nessuna allieva si spaventò e tutte erano contente per l'inaspettata e improvvisa vacanza, che non aveva lasciato tempo all'assegnazione dei compiti domestici.
A [mezzogiorno più. centinaia erano state ritirate. Alle quattordici ne affidai alcune alle insegnanti, altre le feci accompagnare direttamente dai bidelli. Ne restavano ancora cinque: parevano dimenticate dalle famiglie.
Per quanto ritenessi esagerate le notizie portate dai parenti non pensai che le fanciulle potessero rincasare da sole. Mandai in cerca d'una carrozza. Non ne fu trovata. Dopo più d*un'ora ne passò una che trottava verso la rimessa. Gli inservienti, fermi in mezzo la via, le impedirono di proseguire. L'auriga protestò e alzò minaccioso la frusta. Un bidello gliel'afferrò. Intervenni per indurre con le buone il bmmista ad accettare il servizio.
Le trattative furon lunghe, ma vittoriose, a patto però che non si passasse dove facevan fuoco.
G-h'hoo miée e fioeu anca mi... affermava il cocchiere con tono divenuto paterno. *
Collocate alla meglio sui sedili le ragazze e l'insegnante Ester Pellegrini che s'era offerta d'accompagnarle, stabilito l'itinerario, ingiunsi ad una scolara d'alzarsi e sedetti io al suo posto prendendola sulle ginocchia. Proteste del personale appiedato che non voleva che la direttrice si esponesse, e del cocchiere che rifiutava l'aumento del carico
Il cavallo non ce la fa con nove persone.
Fra poco saremo otto e poi sette, risposi. Convinto dell'inutilità del diniego, il povcr'omo tirò le redini e partimmo. Una ragazza fu deposta in Piazza Sant'Eufemia; un'altra in Via Crocifisso; la terza a San Celso; la quarta a San Vito: presso la Vetra vedemmo alzare una barricata.
Rimaneva la quinta ed ultima che dimorava in Via Lazzaro Palazzi. Ci andammo. per il cammino meno pericoloso ma più lungo. Fra vie e viuzze, passammo da Porta Vittoria, a Porta Venezia. Traversammo Corso Buenos Ayres e, senza incidenti, giungemmo all'abitazione della piccola dimenticata.
Sapendola orfana di padre, feci scendere la mamma cui volevo parlare.
Mi pare ancor di vedere la povera donna traversare trafelata il cortile con per mano la figliola.
Vedendomi accigliata ella scoppiò in pianto:
Adesso venivo; ero al lavoro; quando mi lasciarono uscire corsi a prendere i pìccoli. Uno all'asilo, due all'elementari; uno all'officina... questa è la maggiore, e speravo venisse da se. Non vedendola mi sono sentita morire, e proprio ora correvo a prenderla. Quale carità mi ha fatto, mi hanno fatto....
Interruppe il cocchiere:
Fa bene a dire: mi hanno fatto, perchè anch'io, quest'omo toccava sulla spalla il bidello e la mia cavallina abbiamo rischiato la pelle a venir fin qua: le pallottole non guardano in faccia a nessuno.
L'uscita dell'auriga fece ridere anche me.