Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <747>
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I tumulti del 1898 a Milano
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Il giorno dopo (domenica) andai alla scuola per avere notizie: era stato ordinato lo stato d'assedio. Verso le undici me ne tornai a casa e strada facendo mi persuasi che la rivoluzione c'era veramente.
In mezzo al Piazzale Romana stava un tenente di cavalleria, spada sguainata, dritto, fermo in sella come se egli e il cavallo fossero di pietra; intorno uomini d'ogni risma gli gridavano: venduti; fanagotton, mangia pan a tradiment.
L'ufficiale non ascoltava, non sentiva, sguardo fisso avanti a sé. Allungali] passo verso la destra del Corso Lodi,
Davanti ai casamenti c'erano donne con bambini e senza. Irate, turbolenti, insul­tavano i passanti ben vestiti. Tremai proprio per paura. Qualcuna forse passò parola a me benevola; fatto sta che, mostrando il mio più bel sorriso, potei camminare fra loro senza molestia, ma udendo cose che mi sgomentarono.
Dovevano tagliare tutti i fili, e i soldati non sarebbero arrivati eoa) presto .
Avrebbero fatto bene a dar fuoco alle caserme .
Assalire il Municipio .
Se le donne erano tanto furiose chissà com'erano alterati i loro uomini,
E dov'erano essi ?
La villetta Della Carlina,della quale ero la sola casigUana, sorgeva isolata fuori Porta Romana tra i campi, il Redefossi, il ponte che il tram allora non raggiungeva. Mandai subito la mia fantesca Margherita a fare un po' di provvista alle botteghe più vicine.
Di ritorno essa mi portò le notizie raccolte: ordine di chiudere le persiane delle finestre. Proibizione di fermarsi in gruppo per le vie. Sul piazzale che avevo prima attraversato soldati, baionetta in canna, pronti a sparare. Tirai un sospiro di sollievo per il solitario tenente a cavallo.
In quella il padron di casa mandò la figliola ad avvertirmi di chiudere subito le finestre. La piccola messaggiera profittò per prendersi il mio bambino, suo piccolo compagno di giuochi.
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Silenzio dentro casa; silenzio fuori; dagli stabilimenti né fragore di macchine, uè suon di martello; non voci sulla strada, non grida nei campi, né canti di lavandaie alle roggie. Nessun rumore vicino o lontano di veicoli. Il trenino a vapore per Melegnano pur esso sospeso.
Dai regoli delle persiane scorsi pattuglie di soldati marciare sul cavalcavia; andavano ad assicurarsi che gli ordini fossero eseguiti anche nel quartiere popolare della Gamboloita..
Il sole dardeggiava prati e case; il verde dei gelsi e dei pioppi era scintillante e non riposava lo sguardo.
Non mi riusciva di leggere o di occuparmi in qualche cosa. Giravo per le stanze semioscure; passavo da questa a quella finestra eoll'ansieta di sentire alcun che: cicale e rane facevano intendere la loro persistente, monotona vitalità.
Mi gettai sul Ietto domandandogli sonno, per fuggire la lentezza delle ore, e sot­trarmi all'incubo della inquieta solitudine. M'addormentai, ma presto fui svegliata da un tee, tee, tèe multiplo e precipitoso. Accorsi alla finestra. Dal mio osservatorio vidi