Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <749>
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I tumulti del 1898 a Milano
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Quest'assistenza la continuammo in seguito per conto nostro a scuole riaperte. Alunne e insegnanti offrivano denaro, commestibili, indumenti e in commissioni distribuivano il tutto ai degenti dell'ospedale o in casa.
Fui avvertita che al Corso Lodi c'erano famiglie alla fame per la fuga o l'arresto del capo di casa, compromesso nelle giornate infauste della scalmana rivoluzionaria.
Chiamata per informazioni una alunna che ci dimorava, essa scoppiò in pianto, e mi confessò che una di queste famiglie era la propria. Il padre, riparato in Francia con la speranza d'imbarcarsi per l'America, aveva lasciato i suoi senza risorse.
L'angoscia della povera figliola fece insorgere in me la ribellione alla inesorabilità dei fatti umani, che espone innocenti a immeritato patire.
Mandai a casa dell'alunna la signora Pellegrini a porgere l'aiuto del caso.
Tornò in agitazione essendo il casamento guardato da agenti di questura, che vigi­lavano gli inquilini, e interrogavano gli estranei che vi entravano; anche lei aveva dovuto declinar loro le generalità.
Constatò che più di una famiglia non aveva pane.
Ci consultammo e risolvemmo di assisterle, convenendo che esse non dovevano patire per la colpevolezza, del resto non ancora provata, dei loro congiunti.
Messaggiera degli aiuti era l'alunna stessa. Di quando in quando, per le relative constatazioni, l'accompagnava la mia buona collega, ormai conosciuta dai questu­rini quale soccorritrice neutrale del casamento.
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Un giorno scoprimmo un fatto che turbò la nostra coscienza civile. Un giovane ferito a una gamba, che non era andato all'ospedale per tema dell'arresto, ed era curato nascostamente dai familiari, aveva febbre alta e delirio.
Qual'exa il nostro dovere? Interessarci del ferito? Denunciarlo? No di certo: noi non eravamo spie, né agenti dell'ordine. Vinte le esitazioni la signora Pellegrini, messo nella gaetana, era la sua borsa, anzi il suo borsone, l'occorrente per la medicazione si recò dal ferito.
Confesso che n'attesi il ritorno con trepidazione: se le guardie l'avessero seguita?
Rientrò alla scuola senza inconvenienti, ma riferendo che al disgraziato urgeva un medico, anzi un chirurgo.
La famiglia non era povera, ma paventava la questura... Che fare?
Ci venne in soccorso la Provvidenza nella persona del dottor Tessi, mio medico curante da anni e quindi anche amico, venuto ad accompagnare a scuola una sua cara figliola. Lo pregai di visitare l'infermo, ed egli acconsentì a prestare la sua opera chi­rurgica, evitando appena in tempo la cancrena.
Meno di una quindicina di giorni dopo il giovane ferito aveva abbandonato il Ietto, Milano e l'Italia.
Se reo, l'esilio gli fu bastevole punizione.
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Le morti, le mutilazioni, i feriti, i malati, la miseria, e poi le condanne dei rite­nuti responsabili dei fatti rivoluzionari intensificarono in me l'orrore per le guerre civili, sempre più crudeli di quelle di conquista*