Rassegna storica del Risorgimento
1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno
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1939
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pagina
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753
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Libri e periodici 753
economico, sociale e morale che spesso si tinse dei colori del risorgimento politico e che in ogni caso ne fu come Vhumus. Non per nulla, a proposito di questo giornale, un contemporaneo non aveva mancato di osservare: più volte abbiamo dubitato che insegnando a seminare ed a mietere il grano, si voglia anche seminare e raccogliere qualche altra cosa, alludendo ai rapporti piuttosto palesi che correvano tra il Giornale Agrario e VAntologia del Vieusseux, soppressa appunto dal Governo per il suo colore di organo di propaganda italiana.
Basta pensare del resto che accanto al Vieusseux il giornale ebbe fra i suoi fondatori e fra i suoi animatori piò attivi un Gino Capponi, un Cosimo Ridolfi, un Raffaello Lumbruschini, un Lapo de' Ricci, o basta scorrere l'elenco dei suoi numerosi collaboratori fra cui appaiono non infrequenti nomi come quelli del Serrìstori o del Ricasoli, per accorgersi senza fatica dei caratteri e della portata che finì per avere il Giornale Agrario Toscano. Se poi ci ai indugia a considerare gli argomenti trattati, nei vari articoli ci si accorge per esempio che in quelli dedicati alle strade ferrate ed alle discussioni dibattutesi in Italia per il loro percorso, non si prendono in esame soltanto dei problemi toscani, ma quelli sorti intorno alla ferrovia Milano-Venezia, o alle ferrovie piemontesi, o a quelle italiane, si recensiscono i famosi discorsi del Petit ti di Roreto e, fin dal 1842, non si perde di vista la necessaria considerazione delle strade ferrate toscane... come tronchi delle strade italiane.
Il giornale aveva cominciata la sua vita nel 1827 con un programma che è bene espresso in queste parole del Ricasoli: l'agricoltura vuole cuore e testa; la mi sembra un apostolato; quando però le si voglia giovare di buona fede è mestieri cominciare dal contadino...; senza darsi corpo ed anima all'educazione di quello, è vanita confondersi altrove. Ciò spiega subito quale apporto potesse recare alla nobile impresa un uomo come il Lambruschini, vissuto fino ai trentanni nella ferace Val d'Arno in quello studio che amplia, chiarisce, rettifica... amando i popolani, conversando con loro, imparando da loro Ma per istruire ed educare il contadino, spesso analfabeta, bisognava prendere per lo più una vita trasversa, cercando di raggiunger lo scopo per mezzo dell'istruzione e dell'educazione di proprietari e fattori e per mezzo della propaganda del clero rurale, pur esso mobilitato per aiutare il povero a cavare dal campicello paterno tutti i tesori che la Provvidenza vi ha nascosto. Così, accanto agli articoli scritti nello stile semplice del contadino, nell'intento d'insinuarsi nel suo animo, usando i suoi medesimi modi, e d'istruirlo ricreandolo, il giornale raccolse quelli di carattere più elevato adatti ai conduttori, ai proprietari ed al clero rurale, su questioni relative all'esercizio dell'impresa agraria, con relazioni sullo stato dell'agricoltura in determinate zone, con bollettini dei prezzi, notizie su fiere e mercati o sui progressi della tecnica agricola e della meccanica applicata, promovendo inchieste come quella di Lapo de' Ricci sulle condizioni dell'agricoltura in ogni parte della Toscana, o l'altra di Leonida Landucci intorno alla mezzadria, o ponendo e risolvendo problemi come quello della sistemazione dei terreni collinari, o come l'altro personalmente studiato dal Ridolfi e dal Lambruschini della giusta curvatura da dare all'aratro per ottenere il completo rovesciamento della terra.
La propaganda tecnica, quella morale e sociale che ebbero i loro effetti in una trasformazione profonda della società agricola toscana in ogni suo Btrato, con l'incremento del risparmio e dell' istruzione, col migliora inculo delle colture, con l'abbandono di pratiche consuetudinarie che non resistevano davanti alla maggior consapevolezza diffusa in ogni ceto, non limitò del resto a tutto ciò i suoi risultati, ma Creò nei possidenti un amore alla terra del tutto ignoto al passato, nei coloni una fede nel progresso ohe favorì i rapporti fra datori di lavoro e lavoratori, facendo gli ani consapevoli delle esigenze degli altri, e giovando in ultima analisi a fare dell'uomo non lo schiavo, ma il padrone della natura, dandogli fede in se stesso e preparandolo a quella libertà che il risorgimento politico gli faceva conseguire.
FRANCO BORLANDI