Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <754>
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Libri e periodici
Ricordi autobiografici di Giuseppe Mazzini con introduzione e note di Mario Mciighini e con proemio di Giovanni Gentile. Imola, Goleati, 1938-XVI, in 8, pp. LX1V-397, s.p.
Noncurante della fama per tendenza ingenita dell'animo, sprezzature, per indole altera e per sicurtà di coscienza, delle molte calunnie che ai addensarono sui suoi passi lungo la via, il Mazzini non serbò mai note, copie di lettere o memorie di date. Richiesto di premettere all'edizione dei suoi scritti i ricordi della sua vita, ricusò net­tamente l'incarico, e solo dopo ripetute insistenze accettò di frammezzarvi cenni e remi­niscenze personali, i quali dessero ragione dell'azione sua e del sno partito e servissero nel tempo stesso di monito per evitare nel futuro gli errori e i traviamenti del passato.
Ne venne invece un'autobiografia compiuta, almeno per il decennio più impor­tante della sua dimora in Italia, dal tentativo di Savona a quello di Milano, un'auto­biografia calda, viva e intimamente legata anche dove ha l'apparenza di procedere a frammenti, che ci rappresenta meglio che ogni altro denso volume scritto su di lui qnel ch'egli fu veramente: cioè, l'anima forse più nobile più eroica più italiana di tutto il nostro glorioso Risorgimento.
Merita pertanto non piccola lode l'infaticabile Mario Menghini, il quale, accanto alla monumentale Edizione nazionale degli scritti editi e inediti del Grande Genovese, ha voluto darci anche la raccolta di queste pagine preziose, precedute da una sua dottissima introduzione e presentate con un lucido proemio di Giovanni Gentile. Nessuna di esse in vero era ignota, ma a leggerle ora così, tutte riunite nella succes­sione cronologica degli avvenimenti, si prova un senso quasi nuovo di commozione e di ammirazione profonda.
Qui grandeggia l'uomo, nella purezza del suo carattere adamantino: austero e inflessibile sempre, nel trionfo e nella sconfitta, incapace di ogni infingimento, sde­gnoso di ogni bassezza, interamente pervaso da una fiamma inesausta di passione e di fede incrollabile nei destini della Patria; fatto, come ben disse lo Swinburne, per creare una nazione e per comandare alle ossa morte di vivere e di risorgere.
E qui si delinea, con precisa chiarezza, la sua figura inconfondibile di Veggente solitario. Fanciullo, a sedici anni, nel contemplare lo spettacolo miserando dei rivolu­zionari piemontesi poveri di mezzi, erranti in cerca di aiuto, gli sorge improvviso il pensiero che si poteva, e quindi si doveva lottare per la libertà dell'Italia. Da quel giorno il suo destino è segnato. L'idea ch'egli debba avere la sua parte nella resurrezione del suo Paese s'impossessa sempre più di lui, e l'impossibilità d'intrawedere per quali vie gli sia consentito di porre in atto i suoi propositi gli annera l'anima, lo rende cupo, assorto, come invecchiato anzi tratto. La cosa va tanto oltre che la sua povera madre ha timore di un suicidio. Quella prima tempesta si acqueta, da luogo a men travolti disegni : egli si riconcilia con la vita, dà sfogo ancora alle ardenti passioni che gli fermentano dentro, ma non è pago sino a che non gli riesce di tradurre in qualcosa di concreto il suo ardore mistico di operosità o di lotta. Poco persuaso del simbolismo complesso e dei misteri gerarchici dei Carbonari, s'iscrive nullamcno al partito perchè ha rispetto, senza conoscerli, di quegli uomini ch'egli crede facciano una sol cosa del pensiero e dell'azione, sfidando scomuniche e pene di morte; ma ne è presto deluso, perchè s'avvede che manca ad essi quella volontà concorde che non discendo se non da una forte credenza o dagl'impeti prepotenti del cuore. Imprigionato per tradimento a Savona, nella sua piccola stanzaccia, tra il mare e il sole, e con avanti agli occhi la vista sublime delle Alpi, nel dar libero corso alle sue meditazioni gli si fa strada nella mente il concetto che un vuoto esiste in Europa, che la vera, la buona, la santa auto­rità nelle cui sorti sta la vita di tutti, è svanita e del tutto spenta solo perchè non vi è in alcun popolo potenza d'iniziativa. E da quel concetto gli rampolla nel cuore una immensa speranza: l'Italia rinata e d'un balzo missionaria di una fede, ali umanità, di progresso e di fratellanza, piti vasta assai dell'antica. Una terza Roma, la Roma del
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