Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <755>
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Libri e periodici 755
popolo italico, doveva sorgere, una terza e più ampia unità che, armonizzando terra e cielo, parlasse non agli individui ma alle genti la parolainsegnatrice della loro missione quaggiù. Poiché la Carboneria è ormai fatta cadavere ed è inutile fatica cercar di ridarle gore, gli si presenta netta la necessità di una nuova associazione, la cui forza doveva scendere dal vero degli istinti e delle tendenze, allora muti, ma additati dalla storia nostrana: un partito perciò morale e non angustamente politico, fondato su principi, non su teoriche d'interesse; non sul benessere, ma sul dovere. Nasce cosi la Giovine Italia, che nella sua forma biblica e romantica e nei suoi proponimenti fondamental­mente etici ha tutta 1*apparenza di un movimento religioso. L'impresa è spaventosa­mente grandiosa: si tratta di sotterrare con il passato il lungo periodo di corruttela e di decadimento, distruggere ogni servile imitazione straniera, muover guerra all'ido­latria degli interessi individui, sostituirle il culto del giusto e del vero, convincere gli Italiani che il sacrificio e la costanza san le sole vie per le quali si può conseguire, quando che sia, la vittoria. Ma il Profeta inizia il suo apostolato con la sicurezza che vince ogni esitanza.
Purtroppo il primo periodo della Giovine Italia si conchiude con una disfatta. Un immenso clamore di biasimo si leva contro di lui: d'ogni parte lo si incita a ritirarsi dall'arena, a rinunciare ad ogni attività politica, aspettando paziente che il tempo o altri più capace o più avventuroso maturi i fati italiani. Ma egli è sordo ad ogni con­sìglio e continua intrepido l'aspro cammino. La sua non è impresa di semplice reazione moto d'infermo che muta lato ; egli non tende alla libertà come a fine, ma come a mezzo per poter raggiungere un fine più positivo e più alto. Non è forse parte dell'opera educatrice quella d'insegnare l'imperturbabilità negli avversi eventi ? E si può insegnarla senza darne l'esempio ? Il guasto radicale in Italia è una diffidenza delle proprie forze; una tendenza ai facili sconforti, un difetto di quella perseveranza senza della quale nessuna virtù può dare frutto fecondo. Ed egli si dà ancora d'attorno per ritrovare un nucleo di giovani inaccessibili alle sconfitte, cadenti un giorno, risorgenti il dì dopo, presti sempre a combattere e sempre credenti, senza calcolo di tempo e di circostanze, nella vittoria finale. Ma infieriscono ben presto le persecuzioni. Molti dei suoi son con­dotti, a guisa di malfattori, alla frontiera, altri devono scampare sotto nomi mentiti; egli stesso è sfuggito dagli amici più cari. E la rovina di ogni speranza, il disgregarsi di quell'edificio di amore, dal quale soltanto egli poteva attingere l'energia per com­battere. Si sente solo nel mondo e davanti al vuoto si arresta atterrito; in quel deserto gli si affaccia il dubbio atroce che gli prostra lo spunto in una disperazione profonda. Ormai la suprema crisi morale lo ha colto in pieno. Forse egli è il colpevole e il mondo ha ragione. Forse l'idea ch'egli segue è una chimera, e forse egli non segue un'idea ma la sua idea, l'orgoglio del suo concetto, il desiderio della vittoria più che l'intento della vittoria, l'egoismo della mente e i freddi calcoli di un intelletto ambizioso. E ne soffre tanto da toccare i confini della pazzia. Ma un giorno si desta d'improvviso coll'animo tranquillo, con l'intelletto rasserenato, come di chi si sente salvo da un pericolo estremo. E come per un'illuminazione interiore gli balena alla mente un pen­siero: questa tua è una tentazione dell'egoismo: tu fraintendi la vita! Tornata la canna, può interrogare Q suo cuore, e si convince di aver combattuto l'egoismo negli altri e non in se stesso, di aver inseguito la felicità sotto la forma dell'amore condiviso, di aver calcolato sulla stima degli amici come di un diritto dovutogli, di non aver saputo raggiungere l'ideale dell'amore, di aver adorato soltanto le gioie dell'amore, di non aver saputo affratellarle con il dolore e ravvolgersi in esse come un pellegrino nel BUO manto. Dà allora un lungo tristissimo addio a tutto le gioie, a tutte le esperienze di vita indi­viduale sulla terra; scava con le proprie mani la fossa non agli affetti, ma ai desideri, alle esigenze, al confronti ineffabili degli affetti, e calca la terra su quella fossa sì che altri ignori l'io che vi sta sepolto. Il suo programma ormai saldamente definito e ad esso terrà fede sino all'ultimo respiro: far risorgere ad ogni costo la Patria dai suoi trecento anni di schiavitù, si ohe tutte le sue genti si stringano in un amplesso unanime
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