Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <756>
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per dare all'Europa, dopo l'Italia degli imperatori, e l'Italia dei papi, l'immenso spettacolo dell'Italia del popolo. Da allora in poi la stella dell'avvenire gli splenderà sempre nel cuore, anche quando la sua luce si oscurerà senza riflesso, come lampada sopra un sepolcro.
Questa sublimazione spirituale, questa accensione ideale, fervida e pura, di fronte alla quale vanificano le antinomie politiche e metafisiche che aduggiano talvolta il suo pensiero, costituiscono la sua gloria più vera e spiegano il fascino potente di cui la sua personalità singolarissima è capace ancor oggi sulle anime nostre.
MASINO CTRAVEGNA
CABLO ALBERTO BIGGINI, II pensiero politico di Pellegrino Rossi di fronte ai problemi del Risorgimento italiano; Roma, Vittoriano, 1937-XV, in 8, pp. Xffi-217. L. 15.
Lo studio del Biggini, già pubblicato negli Atti dell'Accademia Iunigianese di Scienze Giovanni Capellini , ripreso in questo volume della Biblioteca scientifica dei R. Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, con aggiunta delle inedite Lettere di un dilettante di politica e di alcuni documenti torinesi, con una prefa­zione di Arrigo Solmi, è il pruno tentativo di rappresentazione integrale della perso­nalità filosofica e politica di Pellegrino Rossi. Con gli ordinati e chiari capitoli sulla evita dal 1845 al 1848, sub" attività teorica veduta nelle dottrine di diritto costituzionale, sull* attività politica , e con la diligente bibliografia, quest'opera può costituire una prima guida per i nuovi studi italiani sull'importante soggetto.
Come avemmo occasione di dire per la prima pubblicazione è merito del Biggini aver ripresentato la dottrina costituzionale e aver voluto riconoscere del pensiero del Rossi gli schemi fondamentali, come aver voluto trovare nelle sue teoriche stesse una interpretazione della sua pratica politica. Ora abbiamo anche quelle lettere sulla Germania, la Francia e l'Italia, che rimaste in bozze dall'estate del 1848, e lette e lodate dai pochi italiani e francesi che se le passarono come un cimelio ammirevole e un segreto testamento, erano finora negate al vasto pubblico degli studiosi.
Il pensiero che gl'italiani dedicheranno a quest'ultimo dei grandi ingegni nostri che abbiano servito estere nazioni, eroe indigeno, inoltre, del nostro riscatto politico nel critico momento della sua impostazione internazionale, sarà uno dei più degni contributi che si possano portare olla storia del risorgimento, giustamente innestata nella storia generale del tempo e in quella non momentanea ma millenaria dell'Italia.
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Il primo capitolo del Biggini, riguardante gli aspetti generali del pensiero del Rossi, è un tentativo senza dubbio acuto e sereno di riconoscere lo scheletro filo­sofico di quella dottrina sociale e politica, tentativo interessantissimo, anche se, e per ciò stesso che può invitare a un esame ulteriore! Ammessa nel Rossi la profonda conoscenza della produzione francese, tedesca e inglese della sua epoca, lodato il carattere antiostrattista e storicista del suo pensiero giuridico, gli è fatto però rilievo e di non aver compreso dell'idealismo germanico, e di essere rimasto un po' troppo fuori delle correnti della cultura italiana, che dal Vico al Romagnosi attra­verso il Genovesi, il Pagano, il Fflangori, il Beccaria, il Cuoco e l'Amari, era andata acquistando una propria originalità ed una propria autonomia. L'utilitarismo del Bentham, dice il B., doveva essere rifuso al lume delle nuove correnti della filosofia tedesca e italiana, e invece fu voluto dal Rossi conciliare con lo spiritualismo eclettico francese, che non poteva offrirgli le basi necessarie.
Da questi soli accenni, può apparire l'importanza di questa indagine, portata nei vivo campo della storia del Risorgimento, come suole di rado avvenire. Una rappresentazione critica del pensatore non sarà definitiva, come non è definitiva alcuna