Rassegna storica del Risorgimento
1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno
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1939
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pagina
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757
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Liibfi e periodici 757
ricostruzione storica; ma un avvìo è certamente dato a un tale studio, al quale noi nel momento non sappiamo recare altra luce clic di un parere: crediamo che l'organicità e la completezza possano essere restituite anche nel campo filosofico alla ammirata personalità teorica del Bossi, con l'avvertimento che si faccia delle sue basi oggettive, delle basi cioè mutuate dalla filosofia tradizionale latina, non la francese dell'epoca, ma piuttosto l'italiana, dei primi secoli dell'universalità moderna del nostro genio. Si noti infatti come il criterio attualistico conduca nella disamina il Biggini: A contatto più diretto e profondo di tali dottrine il Rossi, che andava cercando una concezione dei diritto e dello Stato, capace di superare, nelle sue basi, ogni empirismo e ogni utilitarismo, avrebbe scolto che dal Vico in poi il diritto naturale si è mede-simato nella storia del diritto positivo, che il diritto naturale e un' idea universale, il vero, ebe continuamente si realizza nel certo, ecc. .
Questa critica, senza dubbio attraente per la novità, par continuare nella sua parte negativa, come per un blando riflesso, la condanna che alla attività politica del Bossi fu data dalla parte politica che lo spense; e ciò nel tempo stesso che quella attività viene illuminata in nuovo senso. Albi sistematica recriminazione del Carmi-gnani era seguito, infatti, finora, un riconoscimento quasi incondizionato nel campo teorico. Abbiamo richiamato, in altro luogo, i giudizi dell'Arcoleo circa la concezione dello Stato, del Pierantoni pel diritto internazionale, del Loria per l'economia; e il Biggini richiama il seguente del Pessina, pel diritto penale: elevandosi al cielo delle credenze morali dell'umanità, R. non si distaccò dalla terra, non perdette di vista le condizioni pratiche della vita sociale e le esigenze della realtà. Una critica attualistica, come ha il pregio della soggettività, ne ha pure sempre il difetto. E il Biggini stesso, con mente più di giurista che di filosofo dirà, in altro luogo, continuando l'accenno del Bufimi al valore della dottrina costituzionale, qualcosa che si intona al riconoscimento positivo di quei maestri; ai cui nomi sarà d'aggiungere ultimamente quello del Solini. H Bossi, scrive pure il Biggini, seppe dimostrare la profonda italianità del suo pensiero e del suo ingegno, elaborando e sviluppando, sulle òrme del "Vico e del Bomagnosi, la dottrina della nazionalità, indicando il sentimento nazionale quale forza e principio organizzatore dello Stato moderno. Dottrina che fu grande merito degli Italiani averne gettato le fondamenta.
Ma la posizione del Bossi di fronte al problema politico del Bisorgimento sarà ancora il punto cruciale della storiografia che voglia dar ragione ai fatti avvenuti, e nel caso presente, all'assassinio dello statista. La prima storiografia nazionale, appassionato, partigiana, fu naturalmente cieca; e questa sarà inevitabilmente contraddittoria, ora riconoscendo ora negando al Rossi ikpòns'ier nazionale integrale e l'aderenza delle azioni a quel pensiero. Contraddizioni che si eliminerebbero pur che si volessero fermare certe distinzioni; come questa, che il Bossi come diplomatico doveva preferire la federazione all'unità, e come pensatore sentiva il dovere dì affermare per l'Italia la necessità e l'utilità della forma unitaria, cito Bòia poteva dare forza alla nazione (p. 71).
e Pur intra wedendo la fatale fine del potere temporale dei papi, diede la sua opera al federalismo italico e al principato della Chiesa, credendo non solo possibile nei singoli Stati italiani la vita e lo sviluppo dei nuovi ordinamenti liberali, ma anche possibile la conciliazione del Papato Còlle nuove inutazioni (p. 79). Si aggiunga che nel Papato Rossi vedeva l'unica grandezza viva rimasta nll'ltalia; e che mediante gli istituti spirituali tradizionali, le assise costituzionali, e la federazione dei principi, egli intendeva che l'Italia si facesse da se, senza nulla alienare, come da tsè si sarebbe dovuta fare l'Italia repubblicana di Mazzini. Da sé e per sa: o anche per sé e per il mondo; mentre è certo che la rivoluzione cosmopolita seppe piegare il processo italiano ai suoi fini, e la monarchia sabauda dove operato la conciliazione suprema,