Rassegna storica del Risorgimento
1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
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1939
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762
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762 Libri e periodici
i Sultani della coita occidentale del Mar Rosso, al sud di Mnssaua, fino alla pace dì Addis Abebu, che chiude ìl primo periodo del nostro colonialismo Nel quale, se moiri furono gli errori, comuni a noi corno a tutte le potenze che ci hanno preceduto nella via della colonizzazione non minori furono le pagine scritte sia dal valore dei nostri soldati, sia dalla perizia de' politici e, soprattutto, dal genio divinatore di Francesco Crispi. Lo si accusi pure di megalomania e di qualsivoglia altra manchevolezza: non gli si può negare l'avere avuto l'intuizione del nostro avvenire in Africa, come lo si deve ammirare per il coraggio di avere osato l'impresa contro gli ignari, gli scettici, i nemici. La storia che dà a ciascuno il suo, ci dirà un giorno quanti di questi ultimi agissero in buona fede, e quanti attaccassero implacabilmente, vigliaccamente lo statista siciliano, per dovere obbedire a pressioni settarie, infeudate all'invida straniero.
La seconda finalità cui han mirato gli AA. di questa opera, è stato di favorire il magnifico risorgere in Italia, di una coscienza coloniale e dare, specialmente ai giovani della nuova Italia, uno studio il pio. possibile completo, degli avvenimenti militari svoltisi in Eritrea. E di questo intento noi non possiamo che tributare lodi a chi lo ha perseguito, perchè, mentre da uh lato è attuata una delle più alte idealità del Regime, dall'altra si fa comprendere a' giovani come ardua cosa sia Io studio della politica coloniale, così strettamente connessa con la vita della Nazione. Oggi, nel nostro clima severo, è doveroso che i giovani acquistino la coscienza della difficoltà degli studi coloniali ed abbandonino quella superficialità e faciloneria, con cui vengono questi attualmente, da molti, affrontati.
È doveroso riconoscere che l'opera, che abbiamo sott'occhio, ha risposto egregiamente allo scopo per il quale è stata scritto. Immancabili i difetti, ma molti i pregi che ce la fanno apprezzare, come contributo effettivo alla scienza storica ed alla formazione etica del nostro paese. E tra questi, precipui, sono la conoscenza delle fonti diplomatiche italiane, costituite dai Libri Verdi, lo sfoglio diligente de' documenti conservati nel Ministero della guerra, la conoscenza della letteratura nostra sull'argomento, la chiara visione del come si siano dialetticamente svolti i fatti e la loro relazione con i fattori politici contemporanei. Né ultima virtù de' due volumi è l'aver saputo animare la sostanza dell'opera di un alto spirito di patriottismo, senza cadere mai nell'enfatico e nel pletorico, in maniera che balza spontanea, dalla lettura di queste pagine, la dimostrazione del valore italiano, anche nei momenti, nei quali esso meno raccolse i frutti meritati. E non certo per colpa propria 1
L'opera ha inizio con le aspirazioni del Cavour di dare al Regno di Sardegna una colonia nel Mar Rosso. Con la divinazione del genio, il Prometeo di Saatena aveva intuito che in quelle regioni l'Italia, alla cui costituzione in unità nazionale, sotto qualsiasi forma, egli da allora provvedeva, avrebbe avuto il suo posto nel banchetto coloniale. Sono esposte le vicende che, per il Negri Cristoforo, il venerando Massaia, il padre Leone des Avonchères e i benemeriti padri cappuccini, stabilitisi neu Etiopia da anni, portarono alla conclusione dì un trattato tra il Re di Sardegna e il degiasmac Negussie che ambiva il trono di Etiopia. Come e perchè il trattato non fosse firmato, né miglior esito avesse hi pratica, continuata da Antonio Rizzo presso il Ricasoli, è esposto sulla scorta de' Documenti, Libro Verde, Etiopia, riassumendo quello, che ha già detto il recensore di questa Storia Militare. Sono esaminate poi le pratiche del padre Stella per attirare il governo Sardo nello Scioia: i tentativi per una colonia italiana nel Mozambico o nell'Angola, approfittando dell'occasione offerta dal matrimonio di Maria Pia di Savoia con Don Luis di Braganza; l'attività del Torelli conia Danimarca per la cessione delle Nicobora, È dimenticato, però, quello che il Visconti Venosta fece per ano colonia indiana nel golfo di Cubica, e di cui è stato parlato nel primo Congresso coloniale i tn li no, in Firenze. Tutto dò, insieme con quello, che, per dare una base o africana o asiatica all'Italia, fecero il Cenati e il console sardo, Giambattista Scala, dimostrano, come du noi fosse sentita la necessità di iniziare una sicura politica coloniale.