Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <764>
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Libri e periodici
"n crescendo che giunge fino alla lotta aperta nel campo di Saati e di Dogali. A sosti­tuire il Saletta, è venato il generale Gene: il Governo italiano comincia a comprendere la realtà e manda truppe e munizioni con una visione migliore, sebbene sempre lontana dal giusto dei bisogni effettivi di una spedizione coloniale. Il Ricotti non era l'uomo atto a comprenderne tanto il valore, quanto le difficolta, ed il De Robilant è avverso a quella, che allora è chiamata l'avventura coloniale. I nostri comandanti non si sentono sorretti, come sarebbe necessario, dal potere centrale, che non vuole inten­dere che le cose, sul posto, sono assai diverse dal modo con cui vengono rappresen­tate a Roma. Gli AA., molto riservati e corretti, di ciò non fanno cenno, e purtuttavia sarebbe stato necessario, che ne avessero parlato, come si conviene, perchè si potessero spiegare le oscillazioni della nostra conquista eritrea. Però, non ostante i limiti impo­stisi, essi non hanno potuto non accennare con tutta la loro cautela, sia alla incompren­sione del Di Robilant, sia alla fermezza divedute del Ricotti ed alla avversione del Di Riidini alla impresa africana. Del Di Robilant ricordano, fugacemente e di ciò non si può non dar loro torto perchè la storia scientifica non deve usare riguardi per chic­chessia, che, richiesto dal Gene di un forte corpo di spedizione in Eritrea, rispose non concedere le condizioni politiche dell'Europa, che fossero distratte dall'Italia troppe forze. Dello statista siciliano, avversario dichiarato di Crispi all'indomani di Dogali, si tratteggia il discorso tenuto olla Camera affinchè si smettesse, per il problema balcanico, di fare politica di espansione in Africa. Del Ministero della guerra si intuisce la scarsa consapevolezza della reale situazione militare nella colonia nostra. L'opera del Gene,che è collegata alle vicende delle missioni Pozzoline e Smith, alla prigionia del Salimbeni, alla guerra con Ras Alala, all'eroico episodio di Dogali, in cui il valore italiano scrisse una pagina fulgidissima nella storia della colonizzazione, non nostra solo, ma europea, alla errata concessione dei fucili richiesta da Ras Amia, è bene illustrata dagli AA. I quali però, troppo rapidamente, sorvolano sia nello stato d'accusa del Gene, invitato a presentare le sue dimissioni dal Ricotti e specialmente dal Corvetto, mano destra del nuovo ministro della guerra, il Bertolè Viale. Sarebbe stato utile conoscere in pieno i lavori della Commissione di inchiesta, nominata per esaminare l'operato del Gene e, più ancora, di molti dirigenti i diversi reparti del Dicastero della guerra.
H Saletta è mondato a sostituire il Gene. H periodo suo, che è di assestamento efficace, sostenuto come è in Roma, dove ha un appoggio della forza del Crispi, e la sua energia che, associata a quella del San Marzano, ha ragione della oltracotanza del Negus Giovanni, costituiscono due nutriti capitoli dell'opera. Essi si fondano su utili documenti militari e politici inediti. E parte notevole è data alle missioni diplomatiche contemporanee, inviate da noi e dall'Inghilterra al Re dei Re; dal Portai all'Antonelli; come ben lumeggiata è l'opera del Crispi nel rivendicare, nella stessa Londra, l'auto­nomia dell'Italia, nel problema abissino. In maniera accurata e limpida sono esposte le provvidenze militari del Saletta e del San Marzano, tattiche e logistiche, le quali ebbero l'effetto di far comprendere al Negus che Dogali doveva essere dimenticato, e che lo si doveva ricordare solo per insegnare agli Etìopi chi fossero gli Italiani. Gli AA. espongono Buccintamente le trattative, per cause politiche iniziate da Giovanni, per concludere la pace, fino alla ritirata, ma non ci dicono l'errore commesso dal Bertolè Viole nel richiamare la maggior parte del corpo di spedizione, appena che la ritirata dell'esercito abissino si mutò in un vero disastro. Così ben poco ci pubblicano della Relazione del San Marzano e del suo Diario di guerra che pur molto utili devono essere per la piena intelligenza dei tempi e degli uomini. Accennato brevemente al conflitto tra Giovanni e U ras dello Scio, Monetile, e ricordata la morte del Negus a Metemmeh il periodo di governo del Boldisscrra viene esposto in tutta la sua importanza. Il merito precipuo di questo geniale soldato fu di avere attuato quello che al Saletta era riuscito incompleto, di costituire una nostra milizia indigena, seguendo gli insegna-nienti che per tutti gli Siati colonialisti aveva dato la conquisto francese dell'Algeria. Con opportuna consapevolezza della realta storica, gli AA. fanno menzione della