Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <765>
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Libri e periodici 765
campagna, inscenata contro V Italia, dal vice console francese in Massaua, il Mercinier, episodio né il primo, né l'ultimo delle ostilità, contro il nostro colonialismo, sollevate dalla terza repubblica. E ben fanno gli AA. a lumeggiare l'energia dispiegata dal Bal­dissera in questa occasione, come illustrano degnamente il combattimento di Saganeiti e le occupazioni di Cheren, Saberguma, Ghinda e dell'Asinara. E compare in queste occasioni il nome del capitano Ameglio cui il destino riserbava l'onore di acquistare afl. Italia, dopo vent'anni, altre maggiori colonie. Né fuor di luogo è la menzione che si fa della manovra svoltasi in Italia a' danni del Baldissera, all'indomani di Saganeiti, e della saggezza del governo che da un lato respinse le dimissioni presentate dal gene­rale e dall'altro si oppose alla corrente antiafricanista, la quale voleva il nostro abban­dono dell'Eritrea.
Occupata l'Asmara e con sapienti manovre, condotte fino ad Adua, fatto com­prendere a Mangascià chi noi fossimo, portato il confine della colonia al March, al Bclesa ed al Munì, il Baldissera aveva bene meritato della patria. Questo affermano, concisa­mente, gli AA., e noi non possiamo che concordare con loro. Uh nutrito capitolo è consacrato alla elezione di Menelik ed al trattato di UcciaUi, cui luce notevole è apportata da nuovi documenti dell'Archivio Storico del Ministero della Guerra, dell'in­serto della Missione Ragazzi Bene esposta è la serie delle trattative tra il nostro Governo e la missione Scioana, guidata da Maconnen : in queste pagine non altro si fa, che riassumere ciò che ormai è a tutti noto.
L'Orerò, succeduto al Baldissera, ha legato il suo nome alla marcia ed alla tempo­ranea occupazione di Adua, ed alla giornata di Agordat. L'opera, che abbiamo sott'oc­chio, accenna, appena, al conflitto, in Roma, più che in Africa, sulla conservazione o sull'abbandono di Adua ed alla influenza dell'Antonelli, del quale non possiamo dire se sia stato maggiore il bene od il male arrecato al nostro colonialismo. E come in altri momenti abbiamo osservato, così, a questo punto, lamentiamo che della Relazione, presentata daH'Orero al ministro della guerra, il 28 giugno 1890, sia data alla luce, una troppo ristretta sintesi, nella quale non sono spiegate le ragioni che lo indussero a domandare di essere esonerato dal comando superiore. Ragioni che, a parer nostro, si riallacciano alle condizioni politiche del nostro paese, le quali logoravano anche una fibra d'acciaio, come quella di Crispi, e che rendevano impossibile l'operare a chi aveva piena coscienza dei bisogni indispensabili per una sicura conquista coloniale. Né più agevole fu l'esistenza al Gandolfi, sotto il cui governatorato si ebbe un nuovo asse­stamento della colonia e si iniziò il primo esperimento di valorizzazione economica dall'Eritrea, con il Franchctti. Giustamente gli AA. commentano siffatto tentativo assai promettente, come hanno parole di cauto biasimo per il Governo, che limitava i mezzi richiesti e che, preso da una mania economica, riduceva a tenue entità le forze militari. Si delincava il mutamento della politica abissina. Menelik cominciava a pro­spettare la impossibilità di attenersi alle clausole della convenzione, addizionale al trat­tato di UcciaUi, preparandosi alla polemica per l'articolo 17 e alla disdetta del trattato stesso. La missione Antonelli viene rapidamente ricordata dagli AA. I quali però danno il peso, chemeritano, a' protocolli del 24 marzo e 15 aprile 1891, tra l'Inghilterra d'Itali a per la delimitazione delle rispettive zone di influenza. Sarebbe stato desiderabile che, pur rimanendo nel ristretto campo visuale militare, fosse dato il posto, che gli spetta, al generale Luchino Dal Verme ed alle sue missioni nel Regno Unito. Gli AA. parlano con chiarezza ed efficacia del combattimento di Halat, ed affrontano, senza entrare in discussione sulla maggiore o minore efficacia della cosa, il problema delle nostre rela­zioni con Mangascià e della duplice nosira politica in Etiopia, erodendo* con il favorire, contemporaneamente, tigoni e scioani, di fare il nostro vantaggio, e non accorgendoci che lavoravamo al nostro danno. Con piena .consapevolezza del valore che gli avveni­menti hanno nella nostra storia coloniale, gli AA. espongono, sulla base di documenti editi ed inediti, le trattative del nostro comando, assunto, durante una temporanea assenza del Gandolfi, dal tenente colonnello Baratiori, l'opera dispiegata dal Nerazziiii