Rassegna storica del Risorgimento
1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
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1939
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pagina
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768
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768 Libri e periodici
del Governo e delle autorità militari. Data la situazione economica, politica di quel tempo, essi affermano che, Boia possibile, allora, in Etiopia, era una difesa manovrata: ed il potere centrale, fattosene consapevole, avrebbe dovuto provvedere ad effettuarla, con tutti i mezzi necessari. Bisognava far presto, e più rapidamente ancora, decidersi definitivamente per la via da seguire. Non si fece ne l'nno, né l'altro,si mutarono programmi ed nomini, ai perse del tempo prezioso, si logorarono notevoli energie, si sopportarono sensibili spese, non si giunse che alla dolorosa rinunzia. Questo si rileva dalle caute, documentate riflessioni della presente opera, e questo non potrà che confermare la posteriore ricerca.
Dopo Amba Alagi il Governo centrale corre ai ripari, manda uomini, armi, mezzi logistici notevoli, pensa alla sostituzione di Baratieri. Se ciò fosse stato saggio, gb* AÀ. non discutono e fanno bene; ma accennano che errore maggiore fu l'avere protratto siffatta disposizione al febbraio del 1896 quando si stava giuocando dal Comandante in capo l'ultima carta. Ed è ormai noto che il volere da solo risolvere la campagna bellica affrettò, da parte del Baratieri, quella giornata decisiva che avrebbe dovuto essere combattuta in altri luoghi, in diversi momenti, con mezzi di gran lunga superiori a quelli ebe egli possedeva.
Gli AA., mentre narrano in commosse pagine l'eroismo di Makallè, tratteggiano l'attività della Consulta per ottenere dall'Inghilterra l'uso di Zeila e, fallito quésto tentativo, la base di Obbia. Pensammo all'Aussa, donde distogliemmo lo sguardo per le immense difficoltà logistiche richieste, per far sboccare, nel cuore dell'Etiopia, una colonna, proveniente da Assab, attraverso il deserto.
E veniamo, dopo la caduta di Makallè, alla giornata di Adua. Lo svolgimento strategico del nostro corpo di spedizione è con dottrina esposto, momento per momento, dagli AA. che ci spiegano perchè Adna fu il luogo scelto del Negus per raccogliere le sue forze ed ivi tentare approcci di pace. Pace che, mentre non era decorosa per il nostro Paese, aveva il solo scopo di guadagnare del tempo a tutto nostro discapito tanto più che la situazione militare italiana, per la valentia dello Stevani era alquanto migliorata.
Si viene cosi alla battaglia del 1 marzo 1896 della quale con vera competenza gli A A. espongono, criticamente, i preliminari, sia in Africa che in Italia, e ricostituiscono le vicende, ormai già note, dopo l'eccellente volume del Bellavita. Si vengono, in questa opera, scagionando le responsabilità addossate all'Albertone e al Da Bormida, come si distrugge la voce, per molto tempo data per certa, di un preteso colpo di testa del Baratieri. Adua è, come ben risulta da questa opera e come la serena analisi scientifica afferma, la risultante di una situazione complessa psichica e politica, creata da molteplici cause, prima delle quali la immaturità, la incomprensione del nostro paese di quel che fosse una conquista coloniale. Accanto a pochi credenti, a uno statista convinto assertore del nostro bisogno di un dominio africano, era la immensa maggioranza o apatica o contraria, abilmente lavorata da seguaci di una idea materialistica della vita o dai fautori di una Italietta contenta del piccolo pane quotidiano. Non è rovescio militare, ma è sconfitta morale ed implicito trionfo dei valori spirituali, che soli possono condurre un popolo alla propria sicura grandezza.
Le ultime nostre vicende coloniali dalla giornata di Adua alla pace di Addis Abeba,
la ripreso militare con la guida del Baldisscra, che libera Cassala ed Adigrat, chiudono
questa opera. La quale è preziosa, anche, per ricca appendice documentaria inedita,
e per le chiare numerose carte, che rappresentano le operazioni militari, in modo da
poterle seguire con piena conoscenza degli errori e delle saggo manovre. Una sintesi
della nostra storia coloniale hi Eritrea e de* suoi rapporti con gli avvenimenti etiopici,
fino al 1921, ai aggiunge, per preparare il lettore alla visione de' fatti che hanno dato
all'Italia, il suo impero.
E. PASSAMONTI