Rassegna storica del Risorgimento
AREZZO ; GIORNALISMO
anno
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1939
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pagina
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789
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Digitus Dei est hic . L'insorgenza aretina, ecc. 789
Gazzetta. Il Mancinotti era segretario della Giunta Civile *) e la carica conferitagli, come l'appartenenza ad un ordine monastico notoriamente colto giustificano, secondo me, appieno l'ipotesi che egli avesse anche disimpegnato le funzioni di capo dell'Ufficio Stampa, come oggi diremmo, del Provvisorio. E le brevi polemiche con l'avversario giacobino sanno alquanto del metodo dimostrativo familiare al teologo. Brevi polemiche, ho detto: l'articolista, infatti, cede in ogni numero quasi sempre il posto al cronista. Gli avvenimenti in quei giorni premevano ed incalzavano; lo scopo del giornale era di concorrere a rianimare e ad allargare la rivolta, e nessun mezzo più pratico c'era che di rendere man mano noto alle popolazioni dei centri viciniori, non ancora sollevatesi ed ancora incerte, l'esempio fortunato di coloro che erano già passati al movimento.
Non v'è numero, perciò, in cui non appaiano lunghi elenchi di paesi già sollevati, fra parole di alti elogi e di lodi, e non si ripetano gli elenchi apparsi nei numeri precedenti.
Lo. stile ne è misurato: risente del momento. I/ungi da ogni pretesa di ornatezza, è anche mondo della prolissità propria dei tempi e non ha del superfluo: mai, poi, un'andatura vaga. Nelle corrispondenze e nelle cronache paesane la prosa è corrente; si direbbe vissuta e bruciata d'attimo in attimo.
Sono notizie tirate giù in fretta, a scatti, come a scatti, al pari di successive esplosioni provocate dalla combustione di una stessa miccia, esse pervenivano dalle terre di Toscana. Spesso la grammatica soffre, ma la prosa diventa, perciò, più persuasiva: anche al lettore d'oggi, a tanta distanza, dà l'impressione d'una vitalità non del tutto spenta.
Sobrie anche le idee fondamentali: la liberazione della terrà toscana dal giogo dei Francesi, considerati come usurpatori del potere regio, denegatori della fede, dilapidatori degli averi dello Stato e dei singoli., sovvertitori della morale pubblica e privata; il ripristino del governo granducale e della religione; il ritorno alla tranquillità ed" ai benessere, per tanto tempo goduti. Il desiderio di queste cose oltrepassa di gran lunga e rende di secondaria importanza l'odio di parte e la passione politica. Affiora, poi, costante, uniforme, la fisionomia religiosa del moto, che 'ecclesiastico estensore, per propri principi, educazione e finalità, ha cura di presentare molto più in alto del reale livello di cieca e violenta superstizione in cui essa si contenne.
i) G. LUMBBOSO, op. di., p. 14