Rassegna storica del Risorgimento
AREZZO ; GIORNALISMO
anno
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1939
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pagina
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790
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Ugo Santa Maria
Non una parola di incitamento alla violenza, oppure di fanatismo intransigente, nessuna espressione di odio cruento, anzi un senso di convinto ottimismo nella buona causa, che si trasforma perfino in un compunto ed allegro sollievo ad ogni annuncio di partenza d'uno dei tanti presidi francesi; e questa pacata letizia un po' caustica, che è propria di certi religiosi, tanto più era arguta quanto più quelle partenze erano volontarie e precipitose: A nemico che fugge, ponti d'oro. Mi preme, comunque, questa conclusione. Preso nel suo complesso, tale primissimo esempio del nostro giornalismo politico reazionario anticipa quello che fu, poi, tradizione della stampa ortodossa italiana della prima metà dell' 800: la rettitudine dei principi morali1)
l) Una curiosa dimostrazione indiretta della ortodossia della Gazzetta è certamente il suo assoluto silenzio sulla celeberrima Alessandra Cini da Montevarchi, consorte dell'aJlora tenente colonnello Lorenzo Mari, i cui nomi, osserva il Lnmbroso, sono strettamente legati alla storia dell'insurrezione. Il riserbo sui casi della bella Saudiana è scrupoloso e costante nelle cronache di tutti i numeri da me esaminati.
Vorrei, anzi, aggiungere che ne viene perfino colpita di riverbero la personalità del marito quale uno degli esponenti del movimento. Infatti dell'attività del Mari che pure fu notevole, come unonimamente affermano cronisti e storici e s'intravede tra le righe della stessa Gazzetta questa, in sostanza, parla di stretta misura, proprio quando non può farne a meno. Già nella prima cronachetta da Montevarchi libera (numero del 18 giugno) nessun cenno viene fatto della coppia famosa. Se poi questo riserbo si paragona alla prolissa larghezza di lodi tributate ai coniugi Mari dal Monitore Fiorentino poche settimane prima (cfr. altra nota di questo stesso lavoro), il rilievo diventa ancora più sintomatico. Infine, oltre a non fare menzione del Mari come comandante della colonna principale degl'insorti proveniente dal Valdarno su Firenze, descrivendo l'ingresso degli aretini nella capitale, il giornale lo esclude anche dai negoziati e dalla stipula della Convenzione col Senato, e del prode tenente colonnello Mari si parla per la prima volta solo nel numero del 10 agosto, quando si annuncia il transito per Arezzo delle valorose divisioni del Valdarno e del Casentino , reduci dalla capitale.
Con queste premesse, è più che naturale come il cauto estensore si sia guardato bene dal descrivere la spettacolare cavalcata della Sandrina col console inglese Wyndham, alla testa delP inclita armata entrata in Firenze dalla Porta San Niccolò.
Che i casi oltremodo avventurosi della novella Amazzone che conducea le patrie schiere al combattimento (ZANOM. op. cit., voi, II, p. 241, nota 7) abbiano potuto offendere i concetti più elementari della morale religiosa del giornalista, non v'è luogo a dimostrazione alcuna. Nisi caste, caute. E la caudssima condotta del giornale nei riguardi della non castissima donna aumenta il contrasto di luci ed ombre esistente attorno alla singolare protagonista dell'insurrezione, e ne rende ancora più enigmatica la figura storica. Non ci meraviglia, dunque, che il sesso, la gioventù ed una conclamata avvenenza del soggetto abbiano sbrigliata la fantasia dei contemporanei e, perchè no?, anche degli storici (D'ERCOLE, op, cit.t p. 49), fino a metter in concorrenza la Mori con lady Hamilton! Credo, però, che una maggiore ricerca sui precedenti politici della Mari, oltre quanto già diffusamente ha scritto il Berlingozzi nella strenna del giornale lì Voltiamo (1900), lumeggerebbe meglio la parte che realmente ella ebbe nell'insurrezione. Perchè è ora indubbio e lo si deve all'interessante carteggio Corsini-Cadetti comparso su questa Rassegna nel marzo 1936, per