Rassegna storica del Risorgimento

AREZZO ; GIORNALISMO
anno <1939>   pagina <793>
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Dìgitus Dei est hic . L'insorgenza aretina, ecc. 793
valle del Tevere, lambiva Firenze e penetrava nello stesso territorio
pontifìcio. Il numero del 10 giugno, infatti, ci fornisce questo quadro:
L insurrezione abbraccia pressoché tutto il Casentino, i Monti, che dominano ti Valdarno, parte della Valdichiana, Monterchi, Anghiari, la Città del Borgo S. Sepolcro, la Pieve di S. Stefano, la Romagna Toscana, ed altre Cornimi, delle quali a tempo debito si farà onorata menzione. Con questo mezzo ai è aperta la comunicazione con il Campo Tedesco, che ha il suo Quartiere nella Romagna Pontificia.
Molti ceutri erano stati guadagnati dall'insorgenza, non solo senza colpo ferire, ma neppure senza la minima violenza, così, per semplice adesione dei comuni, o dietro loro spontanea richiesta di alleanza .
Ma ciò, che infonde la massima letizia sono le molte Alleanze di buona fede richieste e con altrettanta accettate dalle Popolazioni limitrofe. Hanno Esse ester­nati con Lettere degne di eterna memoria i piti effusi sentimenti di Lealtà, e di sin­cero attaccamento alla gran causa di Dio, della Patria, e del Sovrano. Possa un for­tunato esito ugguagliare la grandezza di si generoso, e vero Patriottismo. Possa il mondo tutto far'eco alla bella Impresa di voler dividere i pericoli, e la Gloria coi Proto-insorgenti della Toscana.
Il Supremo Governo Provvisorio aretino era così diventato in breve il cuore pulsante e motore d'un importantissimo territorio del Granducato :
Questi degni Alleati colla massima celerità hanno arruolate molte truppe, dimo -dochè unita la loro a quella degli Aretini si può facilmente adunare per un bisogno un rispettabile Esercito di forse 50 mila uomini. Né qui si ferma il loro zelo. Perchè l'organizzazione sia più ferma, vogliono uniformarsi al Regolamento della Città di Arezzo, che ormai riguardano come la Capitale della insurgenza. A tale effetto colla gara più mirabile vi trasmettono armi, denaro e sussistenze..
In questo periodo cosi brillante e fortunato del movimento che va sino alla capitolazione di Perugia (5 agosto), era affiorata negli aretini l'antica indole indipendente e guerriera, ebe la lunga signoria medicea ed il pacifico e snervante principato lorenese avevano sopita, non spenta. Sulla risoluta città guelfa, che pure ricordava lo splen­dore trecentesco raggiunto sotto il vescovado di Guido di Pietramala, pesava ancora il baratto stipulato per 40.000 fiorini tra i fiorentini ed il sire di Coucy. Si ridestava, cosi, attraverso la nuova lotta politica, la secolare contesa comunale con Firenze, la rivale tradizionale, poi dominatrice e sempre mal tollerata capitale, ora sede del malgoverno degli odiati invasori: ed infine sovrastava su tutto la sempiterna antitesi tra il contado e la città.
Questi sentimenti, queste passioni, questi istinti, anebe se non ben definitivi, furono altrettante forze morali ebe si composero in una sola potente risultante con cui i rivoltosi si avviarono verso un successo da essi stessi insperato.