Rassegna storica del Risorgimento

AREZZO ; GIORNALISMO
anno <1939>   pagina <794>
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794 Ugo Santa Maria
Orbene le brevi e numerosissime notìzie della nostra Gazzetta sono le fedeli istantanee dei singolare fenomeno dell'insorgenza popo­lare di quel trimestre giugno-agosto. U suo processo fu di tale vivace spontaneità, la progressiva espansione ebbe tale tendenza associativa fra paese e paese, i principi difesi talmente semplici e fondamentali e l'azione sì entusiasta, ardita vorrei quasi dire spigliata che oggi questo movimento di popolo parla allo spirito, al cuore e perchè no? all'orgoglio di noi Italiani dei tempi nuovi meglio di quanto non lo abbia fatto con le generazioni precedenti.
E nel giornale insorgente si susseguono, con ritmo continuo e crescente, a fascio, le corrispondenze dai più disparati paesi che man mano si affrancano.
Sarebbe troppo lungo ripetere anche le cronache principali di questi avvenimenti. Del resto gli episodi, e la loro esposizione sono di una impressionante uniformità, fin anche monotona.
Si presenta, anzitutto, nel paese, uno dei tanti, un Corpo di bravi aretini . La truppa francese e i partitanti (i giacobini locali) fug­gono quasi subito vergognosamente . Kigenerata e liberata final­mente la popolazione, dall' oppressione , si organizzano sull'istante un Governo Provvisorio ed un Comando Militare che sono sempre sul sistema d'Arezzo, ed una buona truppa ; per ultimo si man­dano dei deputati ad Arezzo, la strenua capitale dei protoinsur-genti toscani, per confederarsi e stringere alleanza con quel Supremo Governo , mentre, abbattuti gli alberi iniqui e sostituitavi la Croce, si cantano messe solenni e Te Deum. Cambiano nomi di luoghi e per­sone, ma la tipica relazione permane inalterata nella sostanza, nella forma e persino negli aggettivi, a conferma della moltiplicazione dei moti, della spontaneità del fenomeno e della assenza di preventivi complotti e di qualsiasi preordinata organizzazione.
Chi insorge d'impeto è, dunque, la plebe campagnola: i fedeli abitanti delle contrade o delle terre. Chi corre alle armi, chi s'improv­visa soldato, ehi si assoggetta con entusiasmo alla mobilitazione spon­tanea è il bracciante, che, alla vigilia della mietitura, abbandona le opere consuete per dar la caccia ai soldati francesi, a queste arvicole divoratrici e devastatrici della sua terra. Il giornale non fa* mistero che gli accreditati soggetti scelti per far parte delle comunità i signori dei paesi quasi tutti appartenenti alla borghesia agraria, vengono buoni secondi, dopo di aver superato il timore delle rappre­saglie francesi, l'oscitanza, la resistenza istintiva di chi ha da perdere: quegli stessi signori che in molti paesi, qualche settimana avanti