Rassegna storica del Risorgimento
AREZZO ; GIORNALISMO
anno
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1939
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pagina
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801
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Digitus Dei est hic . L'insorgenza aretina, ecc. 801
importanti movimenti del 1799, la Santa Fede ed il Viva Maria , non pochi aspetti sono stati finalmente riportati in vera forma e grandezza.
Lo scopo e la natura di queste note non consentono di ritornare sull'esame delle cause del movimento reazionario toscano del 1799, ne tanto meno di procedere ad un loro raffronto con quelle della reazione meridionale. Occorre qui, tuttavia, qualche rilievo e ricordare, anzitutto, che il primo fu quasi scevro della lotta fra i ceti, che sempre accompagnò, invece, quale sua tristissima inseparabile ombra, l'insorgenza sanfedista.
Fra i rurali delle campagne toscane e le classi più abbienti, che si sentivano anch'esse, per tenore di vita e per interessi, profondamente rurali, " non esisteva l'irreparabile secolare divario che, nello stesso anno e nel Mezzogiorno d'Italia, neppure il sangue potè riempire e sopprimere fra i cafoni e le giamberghe . I rapporti del sovrano con la nobiltà erano in Toscana di benevola composizione, in sufficiente armonia e su di un unico piede di resistenza dinanzi al nemico comune: l'invasore. Mancava, soprattutto, dalla stratificazione dei ceti del Granducato lo strabocchevole ed agguerrito elemento curiale che nel Mezzogiorno costituì il midollo della borghesia intellettuale pronta ad assimilare e a divulgare le idee giacobine, sia per ragioni ideali, come per desiderio d'ascesa.
Né le numerose piccole guarnigioni di tutti i centri toscani di qualche importanza in cui erasi suddiviso, anche per motivi logistici,
*) Una idea della sciente fiducia nel proprio progresso agrario diffusa in quello scorcio di secolo tra le classi medie del Granducato, è data al passo seguente di una lettera d'un contemporaneo, il cav. Zucchini, Direttore dell'Orto Sperimentale di Firenze, al già citato vescovo d'Arezzo, Niccolò Marcacci, sulla Torba Combustibile della Val dì Chiana (1791): Pur troppo in quest'ultimi tempi un insigne Viaggiatore di questa Dotta Nazione (l'Inghilterra) ha avuto il coraggio di asserire a taluno de' nostri, che in Toscana non vi è Agricoltura, e che piccole sono le nostre coltivazioni. È a mia sicura notizia, che questo degno Soggetto, noto a tutta l'Europa per le profonde sue Opere d'Agraria e di pubblica Economia, non ha visitato, che una porzione dei Contorni di Firenze, dove non e possibile osservare lunghi tratti d'immense praterie, e vasti campi di frumento; potendosi a ragione chiamare piuttosto Orti, e Giardini, che Foderi, siffatti Contorni quali appunto sono quelli, che approssimano l'ampie e popolate Citta. Pure, se egli da critico, e pratico Georgico, avesse visitate le pianure del Pistoiese, del Pisano eco., quelle di Valdelsa, quelle, che sono divise dall'Arno, non meno che la nostra Val di Chiana, circondata da vaghe Colline, non avrebbe avuto sicuramente il coraggio di assicurare con troppa franchezza, che in Toscana non si conosce Agricoltura... Con un semplice sguardo, che si dia alle nostre Campagne si riscontrano immediatamente i felici progressi, che vi ha fatti l'Agricoltura da pochi anni a questa parte, e quegli ancora, che vi può fare in seguito .