Rassegna storica del Risorgimento

AREZZO ; GIORNALISMO
anno <1939>   pagina <810>
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810 Ugo Santa Maria
rapida e ripida decadenza, da far ritrovare la Toscana debole ed affatto aliena dalle armil) di fronte alla tracotanza francese.
Ma fu imbelle il popolo che, per usare l'espressione del grande Segretario fiorentino, uccellava le inutili milizie, oppure il Princi­pato, che ne aveva continuamente sviliti il credito e lo spirito ?
La risposta è data da questa lapidea sentenza dello stesso Ma­chiavelli: Ed è più vero che alcun'altra verità, che se dove sono Uomini non sono Soldati, nasce per difetto del Principe, e non per altro difetto di sito e di natura . 2) Risposta migliore, però, l'aveva già data la plebe durante l'eroica difesa di Firenze del 1530, e più decisiva ancora la diede durante l'estate del 1799.
Né si tratta, questa volta, del solito fenomeno dell'eroismo indi­viduale in contrasto alle condizioni dei tempi precedenti al riscatto, che il P. Tosti volle vedere negl'Italiani. La rivoluzione aretina con­siste, al contrario, in una vera ripresa collettiva dello spirito militare e della tendenza eroica di tutto un popolo che pure, conosceva della guerra appena il nome . 3)
Dal giornale, per altro, non emerge un solo accenno ad una qual­siasi preparazione e istruzione preventiva di queste truppe improv­visate, durante il rapido loro passaggio dal solco alla trincea. Si dica pure che la disciplina dei reparti insorgenti fu embrionale oppure non fu del tutto: la sostanza è che, in pochi giorni, i contadini si unirono a diecine di migliaia ed andarono ad aifrontare gli stranieri in formazioni raccogliticce, senza preventivi addestramenti, senza l'indispensabile armamento, e che quei regolari stranieri, invece, provenivano per gran parte della famosa levata dei 300.000 uomini, decretata dalla Conven­zione Nazionale il 24 maggio 1793, *) e portavano nello zaino l'orgogliosa esperienza di ben sei anni di continue campagne.
Dove s'era, allora, cacciato quel popolo docile, mite, paziente e gentile, così presentato dai Commissari francesi, poco tempo prima, alla Convenzione ed al Direttorio ? 5) Certo tra le colonne della Gazzetta un
') Cfr. C. CASERTA, Studio di alcune milizie dell*epoca moderna, Firenze., Tipo­grafia Cooperativa, 1900, p. 7 e seg.
2) Discorsi, libro I, eap. 21 (su Tito Livio).
3) Primo manifesto della Suprema Deputazione alle popolazioni toscane.- Vedi anche LUMINI, o/>.7,,pp. 167-16H;<* LOMBROSO,op. AI/., pp. 150 e 151, e nota 3 a p. 150.
*) D. Gkr.ER.Biwt, La Coscrizione militare iti Francia- nel periodo napo/eotficdScuo-la di Guerra), Torino, Tip. Olivero è C 1912, pp. 4 e 5; CH. L. CHASSIN, Z'ArmSe et la Revolution, Varia Le Che va iter fidi. 1807, pp. 180 e segg.
s) La : stessa signora Reinhard, moglie del Commissario francesi: in Firenze, forse s'illudeva ancora st:ri*ttli ;i t i del movimento nnt ifraneese, Scrivendo nel giugno del 1799; Quando io pauso ai malfchi abbiamo attirato su questo paese, mi sento