Rassegna storica del Risorgimento

AREZZO ; GIORNALISMO
anno <1939>   pagina <811>
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Digitus Dei est hic. U insorgenza aretina, ecc. 81 i
popolo siffatto si trova invano. Lo s'intravede, invece, nelle formazioni insorgenti, nelle schiere delTc invitta Armata, continuamente dislocato da un centro all'altro del Granducato, a seconda delle necessità della sommossa : maraviglia ai nemici, ma ancora più grande maraviglia agli uomini della stessa parte. Non v'è, infatti, lettera da una delle tante cit­tadine e dai tanti borghi insorti ohe non faccia, con fierezza, cenno del valore e delle prodezze del reparto formato dai militi paesani, inviati all'Armata, e dei fatti d'arme in cui costoro si distinguevano volta a volta.
Vien fatto, allora, di cercare più a fondo le ragioni di quest'improv­visa ed inaspettata trasformazione, e nulla di meglio si trova d'un con­cetto mirabilmente esposto dal marchese Giuseppe Palmieri, in quelle sue Riflessioni critiche sull'Arte della guerra che oggi meriterebbero dav­vero di forzare la cerchia secolare della loro ristretta notorietà tra gli eruditi, per essere divulgate tra i giovani studiosi di cose militari,l) tanto sono ancor fresche, educatrici, italianissime per sentimenti e concezioni.2)
Desidero riportarlo testualmente, sembrandomi così adatto al nostro caso, .e tanto questa voce orami sì lontana che pure piacque al Gran Federico, 3). è conforme ai ' saldi principi di Chi oggi è l'artefice delle nostre supreme fortune:
Riguardo all'agricoltura, non v'è dubbio, che sia un'arte necessaria allo Stato, e che meriti tutta la sollecitudine di chi lo regola; non ewi perciò luogo di separarla dalla milizia. Sila l'è stata indivisibil compagna nella meglio ordinata Repubblica e le ha fornito altresì gli uomini più bravi. Anzi egli sembra dalla natura provveduto, che le due arti più utili, e più necessarie allo Stato, dalle quali la sua felicita dipende e deriva, dall'istesse persone esercitar si potessero; acciocché i premi ed I vantaggi che le dette arti meritano, concedendosi ad una, a tutte e due fussero nell'istesso tempo conceduti. Onde se si vuol provvedere la terra di coltivatori, l'esenzioni, i privileggi, i premj faranno il più sicuro mezzo. Questo farà disertare tutte le altre arti meno utili per popolar questa; e cosi all'agricoltura ed alla milizia si sarà ugualmente prov­veduto. Poiché se alla qualità necessaria agli uomini per la guerra si vuol por mente, si riconoscerà di leggieri che l'educazione presente delle Città non le può fornire; onde
riconoscente agli Italiani che ci lasciano salva la vita (F. LEMMI, op. cit.t p. 213). Ed il BOTTA conferma: Tumultuava molto furiosamente la Toscana già si pacifica e dolce (Storia d'Italia, Milano, Burroni e Scotti, voi. VI, libro 17, p. 154).
)) Riflessioni critiche sull'Arie della guerra di GIUSEPPE PALMIERI Tenente Colon­nello negli Eserciti del Re, e Sergente Maggiore del Reggimento di Calabria Ultra, in Napoli* 1761, Stamperia Shnoniana, tomo Primo, libro II, cap. II, p. 49.
2) Cfr. G. FERRAHEIXI, Memorie militari del Mezzogiorno tV Italia, Bari, Laterza,
1911, cap. II, p. 99 e segg.
3) È oltre l'immaginazione quanti applausi meritò quest'opera da tutte le civi­lizzate nazioni, le quali giunsero ad invidiarci di possederò uno scrittore cosi profondo ed insigne. Il Gran Federico II Re di Prussia, il cui solo nome tìeforma l'elogio, facea di quest'opera un conto particolare, e quasi per modello mostravala ai suoi Generali, e gli esortava a studiarla (Da opusc an., Napoli, presso Nicola Gervasi, senza data).