Rassegna storica del Risorgimento

AREZZO ; GIORNALISMO
anno <1939>   pagina <814>
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814 Vgo Santa Maria
non fosse, anzi tutto, lo strumento più adatto a mantenere vive le migliori e più nobili tradizioni di quel popolo? Vada perciò, ammirato e riconoscente, il nostro pensiero anche a quei grandi Italiani, martiri ed apostoli del Risorgimento, i quali vollero e seppero fare astrazione della loro fede politica e della loro passione di parte per ascoltare la voce prepotente del sangue, che, nei momenti più oscuri ed incerti per la patria smembrata ed oppressa, li rendeva fieri ed orgogliosi di ogni ardimento ed eroismo compiuto al cospetto degli stranieri da Italiani; anche se questi Italiani fossero stati i loro nemici politici e quegli stranieri i loro amici d'ideale e di parte.
A questa ristretta schiera di eletti, per lo più soldati e uomini d'azione tra cui Guglielmo Pepe fu uno dei migliori e più leali cam­pioni, *) appartenne il napoletano Giuseppe Ricciardi, cospiratore, repubblicano per tradizione di casato e per sentimento, vittima ed odiatore del legittimismo. Egli, nel suo Martirologio, 2) iscritto in terra d'esilio, parlando dei casi di Toscana del 1799 e pur calcando sulle:
ruberie e le stragi operate dagli Aretini*e dal popolazzo, le infamie commesse dal Senato di Firenze e dall'arcivescovo,
si esprime, d'altra parte, in tali termini:
...non còsi (arredevansi ai Francesi) Albiano ad altri luoghi della Toscana, saccheg­giati ed arsi barbaramente, il qual fatto seppero evitar per allora gli abitanti d'Arezzo che fortificarono così bene la terra loro, e si bene mostrarono i denti al general Macdonald, che questi, dopo aver minacciato l'assalto, non osò venire alle offese, e contìnuo il suo cammino alla volta dell'alta Italia. Questo fu il lato più bello dell'insurrezione d'Arezzo. )
-J Appena ventitreenne, al comando di un reggimento leggero calabrese, prese parte sotto Giuseppe Napoleone alla campagna dei Francesi contro gli insorti cala­bresi (1806). Così egli espone il contrasto del suo animo generoso: La mia situa­zione diventava ormai tristissima, e pericolosa sì che, senza le note mie precedenti peripezie e l'affetto pel nuovo ordine di cose e di più la protezione del Massena, il quale leggeva nel mio cuore, ignoro in che modo avrei finito. Non solo celar non potevo la mia ammirazione, ma il .piacere altresì che in me sentiva scorgendo né risultati tanti atti di valore e di eroismo. Memoria del Generale Guglielmo Pepe intorno alla sua vita e ai recenti casi d'Italia scritto da lui medesimo, Parigi, Baudry, 1847, voi. I, capo XIII, p. 149.
2) G. RICCIARDI, Martirologio Italiano dal 1792 al I8J-7, Firenze, Felice Le Mounier, 1860.
G* KtCCTAiror, ap. cìi,t libro !V,. p. 80.
A parte gli elogi al valore dei lazzari consacrati sella famosa relazione del generale Championnct al governo di Parigi, valga questa nota apposta dal Do Nicola al suo Diario Napoletano (Ed. dalla Soc. Napoletana di Storia Patria, Napoli, 1906, parte 1B, p. 34 e seg.) e si osservi che lo scrittore è un contemporaneo e diligente registratore dì avvenimenti e d'ogni sentito dire, 0, soprattutto,.un mite avvocato, alieno, per temperamento, da ogni entusiasmo militare: Il Gen.. Ghampiouuct ha