Rassegna storica del Risorgimento

AREZZO ; GIORNALISMO
anno <1939>   pagina <815>
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Digitus Dei est hic , Vinsorgenza aretina, ecc. 815
L'esule, dunque, non aveva potuto non tributare al popolazzo legittimista dei terrazzani di Toscana parole che tradiscono la fie­rezza dell'italiano rivolto, come sempre, verso le sue idealità politiche, ina preoccupato anche di presentare allo straniero il valore e l'energia del proprio popolo in armi, non importa contro chi quelle armi fossero state dirette. E quale motivo di fierezza poteva sembrargli, infatti, più bello dello scacco morale inflitto ad un futuro maresciallo del­l'Impero, a colui che doveva, poi, diventare duca di Taranto, al dispre­giatore in ogni tempo dell'eroismo dei nostri, da poche migliaia di con­tadini, decisi a tutto, trinceratisi in Arezzo per aspettarlo a pie fermo?
E se, fra tutti gli orrori soliti ad ogni guerra civile, i saccheggi, le violenze, gli assassini, si aderse più. d'uno di questi lati belli, allora dobbiamo concludere che le vittime mietute in ogni parte dalla insurrezione non furono inutili all'onore nazionale, di cui la plebe, sempre ignara lasciata a se stessa e padrona dei suoi atti dette una solenne lezione ai suoi governanti.
Questo studio mi ha, man mano, sospinto a ritroso dalle opere più recenti a quelle più vicine o contemporanee agli avvenimenti trattati, fino a raggiungere qualche fonte diretta.
Rimontando queste tappe, la figura morale del moto e degli insorti si è sempre più accresciuta di importanza e nobiltà ai miei occhi. Questa impressione è tutt'altro che nuova per chi si occupa delle nostre vicende di quel terribile e cupo 1799.
La prima sensazione che si ha, sfogliando la Gazzetta, è che dalle sue pagine non balza l'aria d'una rivolta, ma di una guerra. Molte notizie sono dei veri estratti di bollettini, gl'insorti sono in esse trat­tati da soldati, le loro formazioni paesane da truppe e reparti orga­nici, e vi si parla di fanteria, cavalleria e persino artiglieria aretina.
Il Dio degli Eserciti armò le brave destre degl'intrepidi Are­tini. *> Ed anche nel giornale il fatto militare s'impone, e numerosi vi affiorano gli episodi di puro e sconosciuto eroismo. Sentiamone qualcuno, preso a caso.
Negl'ultimi fatti d'armo molti si distinsero ma sopra tutti il Capitano Francesco Marcucci alla testa di SO Cavallcggeri. Avvicinatosi egli a tiro di palla a due Dragoni
dotto, che in nove anni di guerra, non ha egli incontrato mai resistenza uguale nelle popolazioni levate in massa di quella che ha trovato nel regno di Napoli... Egli dice che il Napoletano disciplinato sarebbe un ottimo soldato. Occorse più. d'un secolo e, finalmente, occorsero i sacrifici del Carso e del Trentino, perchè quest'affermazione venisse nuovamente ripetuta con pari convincimento e recisione.
.*) Vedi numero del 10 agosto, p. 3, lettera da Montevarchi del 29 luglio.