Rassegna storica del Risorgimento
MODENA GUSTAVO
anno
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1939
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pagina
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817
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ALCUNI DOCUMENTI INEDITI SU GUSTAVO MODENA
Gustavo Modena, figlio di Giacomo, attore ben noto, cittadino di Mori, era quindi di origine trentina. Studiò legge e fu avvocato a Bologna, ma avendo preso in uggia le brighe forensi, nel 1824 si fece comico nella compagnia Fabbrìcbesi, passando poi in quella paterna. Presto dai drammi dei palcoscenico passò a quelli della vita politica, prendendo viva parte coll'armi e colla penna nel 1831 ai moti di Romagna e delle Marcile, fomentati dalla Carboneria, correndo ad Ancona sollevata, quale segretario del generale Sercognani. Dopo la capitolazione di quella città, fu. costretto a lasciare i parenti, la' patria, il teatro: preso in mare da una corvetta austriaca, fu tenuto prigioniero prima a Brindisi, poi a Messina; di li contro la sua stessa aspettativa potè liberamente recarsi a Marsiglia dove si legò col Mazzini, diventandone ammiratore entusiasta, e infaticato apostolo delle sue dottrine.
Il Mazzini era ri escito a mettere d'accordo sulla aspirazione ideale all'avvenire politico della patria una gran parte dei liberali italiani, rendendoli da regionalisti, unitari nel miglior significato della parola.
Da nn pugno di giovani proscritti raccolti a Marsiglia attorno a lui, partiva così la .parola d'ordine, che lanciata poi attraverso l'Europa, doveva suscitare apostoli fra tutte le nazioni schiave.
L'attività del grande agitatore e dei suoi compagni e seguaci, doveva fin dagli inizi concentrarsi in tre campi: la pubblicazione del giornale La Giovine Italia, di cui erano tutti più o meno collaboratori; il lavoro segreto all'interno per la formazione delle congreghe locali italiane e per la preparazione del moto insurrezionale su diversi punti della penisola; quello infine di cospirazione all'estero fra gli emigrati, e soprattutto la ricerca del denaro necessario per la rivoluzione.
Il Modena, convinto della necessità delle sommosse e col fermo proposito di propagare il nuovo verbo, propose al Mazzini di ritornare in patria a congiurare. Cosi quel giovane ardente, la cui testa era già destinata al carnefice, riappariva in Italia a prestare ancora il suo braccio ai ribelli romagnoli, ripromettendosi da quelle rinnovate agitazioni un qualche beneficio per la sua patria. Però, dopo la giornata di