Rassegna storica del Risorgimento
MODENA GUSTAVO
anno
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1939
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pagina
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819
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Alcuni documenti mediti su Gustavo Modena 819
(Cesena, tip. A. Bettini, 1932-XI). Ncll'el eneo nominativo di partecipi attori e vittime della battaglia del Monte, a pag. 21 viene ricordato G. Modena. Dei Maccaferri partecipi alla rivoluzione del 1831, i Cenni sopraindicati ricordano Antonio, Enrico, Gaetano, Giacomo, Nessun accenno si trova invece su Vincenzo; su Enrico e Giacomo vi sono note abbastanza estese, degli altri due è detto solo birocciai . Un Vincenzo Maccaferri di Giacomo e Maddalena Gabello, nato nel 1802, negoziante di canapa, morto il 27 aprile 1838, non si ha cognizione partecipasse sempre secondo il prof. Majoli, al quale dobbiamo oneste notizie i alla rivoluzione del 1831.
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Luigi Filippo, ormai sicuro del suo trono, fece di tutto per attenuare l'impressione delle giornate di luglio; egli cercò così di favorire pure le richieste interessate dell'Austria circa gli esuli politici. Infatti il ministro Thiers, fedele alle sue convinzioni nei riguardi dell'Austria, del Papato e dell'Italia, doveva negare al Modena nelle terra ospitale di Francia la sconsolata quiete dell'esule.
Contrario alla tirannide e disgustato per tali rigori, elle non colpivano solo lui ma molti altri aderenti al verbo mazziniano, il Modena aveva parole di fuoco per i nuovi orientamenti del Governo di luglio. In una lettera ad ignoto, la prima àeWEpistolario e l'unica del 1833 datata da Montpellier il 15 agosto, in cui parla di cose di teatro, fa pure un acre sfogo contro la Francia, dicendo fra U Testo :... Della nostra letteratura teatrale non ho voglia di parlare, secondando il tuo invito, ci metterei troppo fiele contro questa Francia che è la testa del mondo ed è un... flato.
Non diverse devono essere state le allusioni politiche del Modena, contenute in una lettera scritta un mese dopo dalla stessa località al padre suo, che risiedeva allora ritirato dalle scene a Verona, lettera intercettata dalla Polizia e di cui conosciamo solo qualche brano, inserito dal Consigliere aulico barone de Menz in uno dei suoi consueti rapporti riservati al Metternich. Il Menz da Napoli, dove era consigliere presso quella Legazione austriaca, era stato inviato proprio nel 1833 a Milano in sostituzione del barone Sardagna, quale indipendente e incontrollato informatore per tutti gli affari politici e polizieschi del potente Cancelliere, carica che egli coperse a tutto il 1845.
Quel 1833 era il periodo iniziale della Giovine Italia in cui le società italiane non ancor aderenti al manifesto di Mazzini e i residui