Rassegna storica del Risorgimento

MODENA GUSTAVO
anno <1939>   pagina <822>
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822 Pietro Pedrotti
se accettare o meno l'amnistia. L'amore della patria e le esigenze familiari alla fine prevalsero, ritornando però come egli stesso diceva coll'animo di un carcerato .
La mèta sua non fa il Lombardo-Veneto, ma la Toscana.
Emilio del Cerro accenna infatti che gli atti della Polizia toscana ritornano nel 1839 ad occuparsi di Gustavo Modena con una lettera (2 luglio) del ministro degli esteri del Granducato al presidente del Buon Governo colla quale quest'ultimo, perchè potesse prèndere a tempo le sue misure, era avvisato che Gustavo Modena aveva ottenuto a Parigi il suo passaporto. Quasi contemporaneamente quel grande artista chiedeva al Governo toscano, invano però, gli si concedesse di prodursi sulle scene di Livorno e di Firenze: gli si permise solo di tran­sitare per il Granducato e di fermarsi non più di quindici giorni, onde essere messo in grado di proseguire il suo viaggio per l'estero. Sbarcato il 4 luglio a Livorno, malgrado la viva sorveglianza di cui fu oggetto, parve non venisse in Toscana da cospiratore: accolto festosamente dai liberali di quella città, egli parti per Firenze dove a detta degli stessi organi di polizia tenne un contegno riservati esimo. Spirati però i quindici giorni (22 luglio), dovette lasciare quella città ed uscire dal Granducato, avviandosi verso Lucca, dove quel Duca faceva buona accoglienza alle persone che gli altri sovrani della penisola mettevano fuori per ragioni politiche.1)
A Firenze quel grande attore doveva ritornare un anno dopo, e il Governo tirando un velo sulla parte presa da lui alle cospirazioni ed ai moti della Giovine Italia, permise che egli si presentasse sulle scene toscane.
Le scene del Ducato di Lucca e del Granducato di Toscana, che dal 1840 gli erano aperte, formavano però troppo*esiguo campo alla sua attività artistica, e si capisce quindi come egli aspirasse a varcare le altre frontiere degli Stati italiani. I tre documenti che qui si pubbli­cano, si riferiscono appunto ai tentativi del Modena per ottenere questo scopò, assillato dalle necessità dell'esistenza. Essi rivelano l'inquietu­dine interna di quel fiero cittadino, costretto per le dure necessità della vita a rivolgersi con tono remissivo e compunto, in vivo contrasto coi suoi pensieri e intendimenti politici mai da lui smentiti, proprio al rappresentante dell'Austria a Firenze.
l) E. DEL CEBRO, Misteri di Polizia-Storia italiana degli ultimi tempi ricavato dalle carte d'un Archivio segreto di Stato, Firenze, Salani, 1890, p. 169 e scg.