Rassegna storica del Risorgimento
MODENA GUSTAVO
anno
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1939
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pagina
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825
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Alcuni documenti inediti su Gustavo Modena 825
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La catastrofe del 1848 doveva dare il colpo di grazia ai programmi moderati e gettare l'Italia in uno stato di cose molto simile all'anarchia.
A Roma Pio DC si dibatteva nella contraddizione fra i suoi doveri di capo del mondo cattolico e dello Stato della Chiesa, e la politica nazionale e liberale che i suoi ministri volevano imporgli.
Sono note le vicende di quei mesi del 1848 a Roma, che ebbero per epilogo la tuga del Papa a Gaeta nella notte dal 24 al 25 novembre: di là egli doveva disdire le fatte concessioni e sconfessare la Suprema Giunta di Stato, che esercitava i poteri spettanti al sovrano assente. Quella Giunta il 26 dicembre, cedendo agli elementi più avanzati, sciolse la Camera e convocò i comizi per l'elezione di un'Assemblea Costituente Romana. I retrivi e i liberali moderati obbedirono agli ordini pontifici e si astennero dal votare; onde prevalsero repubblicani che mandarono all'Assemblea anche alcuni cittadini di altri Stati d'Italia.
Il Modena poco credeva alle promesse dei principi, punto a quelle del Papa, e dopo di avere durante i mesi di quell'eroico 1848 fatta la guerra sul serio, si recava prima a Venezia poi a Milano : all'entusiasmo che non ragiona e non calcola era subentrato lo sconforto. Avvenuta la capitolazione di Milano, marito e moglie abbandonarono temporaneamente l'Italia, portandosi a Lugano; decisi, qualora le notizie della rivoluzione di Vienna assumessero tale importanza da compromettere la dinastia absburghese, a tornarsene a Milano e a Venezia per continuare la lotta sospesa. Compreso infatti nel bando del Governo Federale svizzero contro tutti i rifugiati politici italiani, emanato dopo il tentativo di Val d'Intelvi, quell'anima nobilmente ribelle aveva lasciato il 9 novembre Lugano diretto ancora a Firenze, col proposito fermo di continuare la sua santa-bat Caglia. L'elemento popolare prevaleva allora in Toscana, le ore del Granducato potevano dirsi contate. Colà giunto, trovò un terreno fèrtile per le sue idee così caramente vagheggiate; molti fra i più noti patrioti d'Italia vi erano convenuti, sperando nell'azione del Guerrazzi.
Per affermare l'opinione dei buoni, per organizzare una seria agitazione che rispecchiasse gli intendimenti di coloro che in tanta debolezza e malafede di governo, volevano salvarel'Italia e tutelare la causa della libertà, era necessaria una associazione nazionale; Modena, d'accordo coi più influenti della e Giovine Italia, si mise in capo di farla. Il Comitato Centrale doveva risiedere a Firenze, fintantoché gli