Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; MAZZINI GIUSEPPE ; MONARCHICI ; GRILENZONI G
anno <1939>   pagina <829>
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NICOMEDE BIANCHI E LA QUESTIONE GRILENZONI SCHERMAGLIE DI MAZZINIANI E MONARCHICI
Le polemiche, i singoli contrasti non frantumano né sminuiscono le grandi lotte di idee e di pensiero che caratterizzano tutto il corso del nostro Risorgimento e che tanta importanza rivestono per la formazione di una coscienza politica italiana; danno anzi una sensazione chiara della vitalità di quelle idee, dimostrano che la loro vita per quel multiforme e acceso contrastare, non era limitata ai volumi di teorie politiche.
La questione Grilenzoni sorta dal dissidio di due avversari poli­tici, assunse presto tali proporzioni da dividere nettamente in due campi la vita politica di una città ricca d'eventi nel Risorgimento, Reggio d'Emilia; si estese anche fuori, occupò per molto tempo la stampa nazionale, interessandosene Mazzini, Garibaldi, Grispi e sfo­ciando in un accanito dibattito al Parlamento. Il conte Giovanni Gri­lenzoni esercitò per molti anni una vasta influenza nella politica nazio­nale; intimo di Mazzini fu tra i principali esponenti della democrazia italiana. Nato a Reggio nel 1796 aveva iniziato la sua vita politica tra il 1818 e il 1820, anno in cui si iscrisse alla società massonica dei Sublimi Maestri Perfetti. Iscrittosi anche alla Carboneria fece attiva propaganda specialmente a Reggio, a Modena, a Como, nelle Romagne e a Napoli. Nel febbraio del 1822 Francesco IY svelava la congiura carbonara e ordinava l'arresto di don Andreoli e di molti altri congiurati, tra i quali il Grilenzoni che riusciva però a sfuggire e a passare le Alpi, grazie all'aiuto del conte Malaguzzi, allora governatore di Reggio. ]>
La sentenza del Tribunale Statario di Rubiera dell'I 1 ottobre 1822 che mandava a morte uno dei primi martiri dell'Indipendenza, don Giuseppe Andreoli, condannava il Grilenzoni alla pena di morte mediante la decapitazione nella di lui effige, alla confisca dei beni e in tutte le spese per essersi iscritto sulla fine del 1820 alla società segreta dei Sublimi Maestri Perfetti eretta in Reggio nel maggio del 1818; perchè sulla fine di gennaio del 1821 assistette in Gaida (villa del
i) Ricevalo Tardine d'arresta, lo squadernò sullo scrittoio e mandato a chia­mare un parente a lui ben noto per curioso lo trattenne in vari discorsi finché s'accorse che aveva sbirciato e letto l'ordine fatale; allora lo licenziò sicuro che avrebbe avver­tito il G.J Cosi avvenne... . Cosi ANDREA BALLETTI nella sua Storia di Reggio-Emilia.
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