Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; MAZZINI GIUSEPPE ; MONARCHICI ; GRILENZONI G
anno <1939>   pagina <830>
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Carmine Janna co
Reggiano) alle recezioni di Francesco Conti e di Giovanni Sidoli in quella società ed in Reggio assistette alle ascrizioni nella Carboneria dell'Andreoli nella primavera del 1820, di Francesco Conti nel gen- '. naio del 1821 e, qualche mese dopo, di Flaminio LoUi. Esule viaggiò in Francia, in Inghilterra'e Belgio, ma tenne sempre domicilio in Svizzera, a Lugano, ove si fermò presto, ottenendo la cittadinanza del Cantone di Argo via e dandosi al commercio. Ma la Rivoluzione del 1831 lo trovò pronto ad accorrere in Italia: un gruppo di patrioti capeggiati da Enrico Mislej e dal conte Claudio Linati di Parma, prepa­rava un colpo di mano su Massa e Carrara. II Grilenzoni si associò all'impresa, la aiutò anche finanziariamente: si giunse al noleggio di una nave a Marsiglia, ma, al momento buono, il Governo francese impedi la partenza. Conobbe in seguito il Mazzini, a Soletta,1) e ne abbracciò le idee, lavorando per lui in parecchi moti dal 1843 al 1845, e si può dire fino alla morte, ma quasi sempre da Lugano.
Scoppiata la Rivoluzione del 1848 rimpatriò subito, nel marzo di quell'anno. A Reggio rivoluzione non c'era stata: il governatore estense seguendo l'esempio del Duca se ne era andato lasciando la città in balìa di se stessa. Nel Governo provvisorio che s'era subito formato era anche Nicomede Bianchi, il noto storico del Risorgimento, di ten­denze spiccatamente monarchiche e antimazziniane. Dodici giorni durò il Governo reggiano: il 2 aprile Reggio si unì a Modena per la costituzione di un unico governo provvisorio, di cui lo stesso Bianchi fu segretario. Il Grilenzoni appena a Reggio fu accolto dai democratici che vedevano in lui il loro rappresentante migliore: s'accorse che ancora erano al loro posto gli stemmi ducali e li fece togliere. I Maggiorenti della città che credevano poco nella rivoluzione e si aspettavano il ritorno del Duca da un momento all'altro, non avevano voluto com­promettersi: rivoluzionari sì, ma non troppo 1 Nominato comandante della Guardia Civica il Grilenzoni non tarderà a venire in dissidio col
1J II Mazzini gli aveva scritto la prima volta nel gennaio del 1835: Gli amici mi hanno sempre detto bene di voi, ed io vi ho sempre stimato ed amato, e se non ve l'ho detto prima, è perchè mancò l'occasione; poi, in cotesta lotta che sosteniamo colla fatalità, e coi pregiudizi che tengono, ancor gran parte degli cauli, io mi trovo ridotto a parlar più sovente ai fiacchi e agli incerti per vedere di infiammarli, che non ai buoni o l'orti, come voi, ai quali non è bisogno de' mìei conforti. : Pure è bene ci conosciamo credenti nell'itessa fede, è bene darsi I*nn l'altro di tempo in tempo una voce, e consigliarsi avvertirsi. Da soli non faremo nulla mai (Voi. X tlulV Edizione Nasionale; lettera DXLI1I). E il Grilenzoni non lascerà piò il maestro, che nei momenti piò duri dell'azione lo sosterrò col suo consiglio e in quelli in cui piò bisognerò prudenza lo chiamerò con lo pseudonimo di Fiorini.