Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; MAZZINI GIUSEPPE ; MONARCHICI ; GRILENZONI G
anno <1939>   pagina <840>
immagine non disponibile

840 Carmine Jannaco
ducali. Ma il Grilenzoni seppe che tutto lo sdegno del Duca nei suoi confronti derivava da essere egli stato il primo a fare abbassare gli stemmi ducali a Reggio nella Rivoluzione del 1848 e con una nuova supplica tentò di scolparsene. Il Duca si rifiutò ancora di accordare il rimpatrio. Queste le suppliche, abbiette per alcune espressioni che si giudicarono servili, che gli avversari del Grilenzoni, mossi dal Bianchi che volle però rimanere nascosto, mandarono alla Presidenza della Camera. In Parlamento il 6 dicembre si ritornò sulla questione, ma solo per approvare definitivamente l'elezione Grilenzoni, superando l'ultimo ostacolo di alcune irregolarità che secondo la sinistra avrebbero infir­mato il regolare andamento delle operazioni elettorali. iSl voleva, dal partito avversario, la Camera complice nel gesto riprovevole di chi aveva portato alla luce i documenti. *) L* Italia Centrale del 6 dicembre infatti, riferendo sulla decisione della Camera, e naturalmente disap­provandola, mostrava meravigliarsi che non fosse stata data lettura dei documenti che pure la Presidenza doveva aver ricevuti. E il giorno dopo lo stesso foglio pubblicava le due suppliche; in più una dichiarazione controfirmata dal Sindaco di Reggio, nella quale il Grilenzoni rinun­ciava il 16 maggio 1862 al diritto di domicilio nella sua città, la lettera diretta al comandante la Coorte dei volontari reggiani nel 1848 per metterlo in guardia contro chi tentava prender firme per l'an­nessione (l'abbiamo già vista pubblicata nei Ducati del Bianchi), e un manifesto dello stesso anno sempre contro l'annessione. Si criticava la Camera, ma più che altro si accusava il Crispi: il calore che aveva messo nella discussione, la sua appassionata difesa del mazziniano, erano segni di un suo ritorno agli antichi amori. Il Crispi accusò la botta, tanto che scrisse subito a Enrico Peri direttore del giornale, scolpan­dosi; ma in qua! curioso modo non giustificò il Grilenzoni !s)
=fy Atti del Parlamento italiano eh.. Seduta del 6 dicembre 1865;, 2) La lettera fu pubblicata ne L'Italia Centrale del 13 dicembre. La diamo perche è veramente interessante, anche per un particolare sconosciuto della vita del Crispi: Ho ricevuto il numero 343 del vostro giornale, sostenendo nella tornata del 28 no­vembre l'elcggibilita del Conte Grilenzoni, io non mi preoccupai ebe della tesi giuridica. Le cose non sono mutate dopo la pubblicazione dei documenti, che avete diseppellito negli Arenivi della Pulizia, dove ce ne devono essere dei più servili a danno di individui elevati ed onorati nel regno d'Italia. Voi non avete provato esilio e non avete sentito quanto sia ardente la febbre di patria nella lunga e forzata lontananza dal luogo .natio. Al 1857 mio padre moriva, e più di una volta durante il fatale morbo che lo uccideva, io provai la tentazione di correre in Sicilia onde raccogliere l'ultima parola e chiudere gli occhi di colui che mi aveva data la vira. Nel conflitto tra la mente e il cuore, io non so perchè non perii. Ma il patriota la vinile sull'uomo, la dignità del cittadino tu più potente dei sentimenti dei figli. Resistei e per qualche tempo ne ebbi un rimorso.