Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; MAZZINI GIUSEPPE ; MONARCHICI ; GRILENZONI G
anno
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1939
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pagina
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843
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Nicomede Bianchi e la questione Grilenzoni, ecc. 843
alleato, sorgerà in tutta la coscienza delle proprie forze a rivendicare il proprio orgoglio nazionale e raggiungerà quell'unità vera e compiuta a cui anela col più sacro ed incontrastabile diritto. 0
Visse ancora a Lugano fin al marzo del 1868. Mori credente ma sconfortato scrisse il Mazzini. Io lo vidi pochi mesi prima della sua morte, addoloratissimo. Ed ei meritava di morire lieto della vita d'Italia. 2) E certo il pia calunniato tra i due inconciliabili avversari fu proprio il Grilenzoni. Bianchi trasse larga messe di onori, in ogni campo della vita politica nazionale, malgrado le gravissime accuse che lo volevano, e del tutto a torto, colpevole di infedeltà e perfino di falsificazioni nella compilazione delle sue opere storiche; Grilenzoni non s'ebbe che fastidi e avversioni dalla sua fedeltà a Mazzini. La sua è tutt'altro che una figura di secondo piano, che meriterebbe d'essere ricostruita, 3) specialmente sui principali giornali ai quali collaborò (più a lungo su IL Dovere di Genova, negli anni 1863-67) portando il contributo del suo pensiero in ogni più urgente problema della vita politica nazionale,
n lettera del 22 febbraio 1866 (ne La Rivoluzione del 3 marzo) diretta alla Società Patriottica di Mutuo soccorso di Reggio. Lo stesso numero del giornale porta un suo articolo contro 1 ingerenza francese a proposito della questione romana, negli affari interni d'Italia.
2) Lettera ad Aloisio Sanimi io, nell'opuscolo commemora ti vo dello stesso: Giovanni Grilenzoni e le sue memorie storielle., Licata, 1871. La lettera continuava: Ignoro se io morrò col dolore nell'anima com'Egli mori. So che sento vivissimo il disonore che pesa su questa sacra terra d'Italia profanata nei primi anni del suo risorgere dal Mai della Francia del Buonaparte come lo era dal Mai di Carlo V, e di Clemente VII, negli anni del suo decadimento. II non risentirsi della libertà violata, del malgoverno economico, della ineguaglianza sancita nel voto, nelle armi, negli uffici a danno del popolo, può esser colpa di intelletto non educato: il non risentirsi di ciò che offende l'onore e la dignità della Nazione è vizio del cuore, e ci condanna se durerà a vita servile per mezzo secolo. Giuseppe Mazzini, 28 maggio . Non credo sia conosciuta anche la lettera che diresse alla vedova del G. La tolgo dallo stesso opuscolo: Voi non avete bisogno che io vi dica come io divido con voi e con la sorella vostra il dolore d'una perdita che c'è comune. Voi avete perduto il compagno della vita: io ho perduto uno dei migliori e più costanti amici che mi rimanessero. E l'Italia ha perduto uno fra i più devoti suol figli: raro per coscienza di fede republicana, per quel dritto senso dell'onesto e del vero che sembra oggi pur troppo in Italia quasi smarrito, per capacità di sacrificio, per unità di vita di cittadino e di individuo privato: buono per virtù di principi e per ingenite tendenze dell'animo. A me duole la perdita; e mi duole ch'ei aia trapassato prima di veder la patria, da lui tanto amata, risorta dal fango, in che or giace, a vita pia nobile e degna. Ei meritava davvero d'aver quel conforto. Voi state forte: continuate a fare il bene che egli faceva: abbiate il dolore che santifica, . non quello che isterilisce la vita; la mia fede è la vostra, e voi sapete che lo rivedrete. Non dimenticate prego vi, se io potessi mai farvi quando che sia, cosa grata, che io gli era amico che ei mi era tale e che corre quindi un legame di affetto anche tra noi .
3) La notizia migliore che ri abbia sul Grilenzoni 6 ancora quella di G. Zimolo nel Dizionario del Risorgimento Nazionale.