Rassegna storica del Risorgimento
IMOLA ; MUSEI
anno
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1939
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pagina
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845
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I MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE I
H IL MUSEO DEL RISORGIMENTO A IMOLA I
Accanto alle Raccolte storiche ed artistiche del Comune, al Musco civico di storia naturale, si è costituito anche il Museo storico del Risorgimento.
Esso occupa cinque salette al pian terreno dell'exconvento di S. Francesco, sistemato in mobili già costruiti per la ricca biblioteca di storia del Risorgimento pervenuta alla Comunale per donazione del compianto conte Anton Domenico Gamberini, ora incorporata all'altra suppellettile della biblioteca stessa.
Lungo sarebbe dare una rassegna particolareggiata di quanto è stato messo in mostra: ma una rapida scorsa per le cinque salette è sufficiente per avere un'idea di quanto dalla discesa dell'esercito francese in Italia, nel 1796, al 1870; e poi dalle spedizioni coloniali all'ultima grande guerra Imola e i suoi figli hanno fatto e operato per l'unità e la grandezza della Patria.
Ogni stanza rappresenta un periodo di storia: uomini illustri, patrioti, memorie, armi, proclami vi si succedono a testimoniare il corso degli avvenimenti.
La prima stanza ci conduce agli inizi del nostro Risorgimento: a quel primo anelito di libertà e di indipendenza, che invase la nostra penisola, con la venuta dei Buonaparte console, prima, poi imperatore dei francesi e se d'Italia. E, così, tra i documenti che testimoniano le fortunose vicende di quel periodo, fra i proclami della Repubblica Cispadana e Cisalpina e quelli del Regno italico e poi della successiva restaurazione, fra quelli del cardinal Chiaramonti, vescovo d'Imola (e poi papa col nome di Pio VII), fra le caratteristiche bandiere degli Ussari imolesi e quelle della Guardia civica, i disegni a colori dell'albero della libertà, stampe, medaglie, corrispondenze, autografi di eminenti personaggi, affiancati da busti e ritratti degli uomini nostri che emersero, in quei tempi: da Giuseppe e Francesco Alberghetti ai Gommi, al valente medico e patriota Luigi Angeli, pare di rivivere in quelle giornate, nelle quali, tra entusiasmi e rovesci, con alterna vicenda, si innalzavano, anche da noi, sulla pubblica piazza, l'albero della libertà o le insegne pontificie.
In un angolo di questa prima stanza, in una vetrina a parte, a ricordo di un'epoca
meno tumultuosa e degli usi vigenti presso i nostri pubblici magistrati, sono pure
' la bella mazza d'argento del 1619 che precedeva il Gonfaloniere, vecchi candelieri
ed alcuni arredi sacri dell'antica .cappella del Comune, nonché il magnifico campanello
in bronzo della Milizia volontaria dei 90 Pacifici.
La seconda soletta contiene i ricordi dei primi moti rivoluzionari fino a quelli del 1848 e 1849.
Un fascio di vecchi incili, di sciàbole e pugnali, usati nei diversi fatti d'arme dai nostri valorosi soldati, attira subito l'attenzione, al primo entrare.
A sinistro invece, nella vetrina lungo le pareti, si susseguono, con una succinta incalzante rassegna, proclami, manifesti, medaglie, ritratti, illustrazioni di ogni sorta, che segnano il succedersi degli avvenimenti. E se i moti del 1821 lasciarono poca traccia di documenti, meglio rappresentati troviamo quelli del 1831, cui seguono, subito, quelli riguardanti la venuta fifa nói lei cardinale Mastoi e poi, della sua elevazione ai seggio pontificio.