Rassegna storica del Risorgimento

BALBO CESARE
anno <1939>   pagina <858>
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Enrico Croci
od amabile di Euridici la d'Inghilterra esaltata nella eruzione funebre dclBoussuei: Oserai tu entrare nella, chiesa di S, Croce? JYon temerai Inombra di quei grandi?... Con quale rincrescimento chi sospira aWamalore di Laura e dà sente la magnanima ira del cantor di Dite, e che s'infiamma al suon della tromba di Solìma. e chi sente i pregi delle istituzioni della religione nostra, de* nostri bei tempi, abbia da far il Vandalo, io me Vim­magino . i) E l'affettuosa persecuzione continua per mesi. Ancora il 25 novembre una. lettera termina col verso dantesco: quand'eri in parte altr'uom da qnel che or sci.2)
Il Balbo lascia dire: talvolta forse è anche un po' scosso dai rimproveri dell'amico, se si induce a confessarsi desolato, piangente, arrabbiato, costretto a invidiare trae* tempi in cui egli era invidiato , I) ma poi, in fondo in fondo, di tutte quelle gran colpe che gli vengono rinfacciate non è troppo convinto. Una nota di sereno, fiducioso otti­mismo domina questo periodo della sua vita: la conciliazione delle sue aspirazioni ideali con le esigenze della carriera gli par facile e l'avvenire non ha die promesse e speranze per lui. Farsi apprezzare, divenir potente, realizzare con l'azione quello che fino a ieri è stato vana fantasia letteraria: come pensare che la sua nuova.posizione non sia il più bel coronamento della fervorosa vigilia torinese? E il trionfo dell'illu­sione e dell'entusiasmo. Appena giunto a Firenze, inizia subito il suo ufficio con molta inesperienza, ma con grande zdo e una volta acquistata sufficiente pratica per poter fare da sé, non tollera più né consigli, ne aiuti di altri. Lavora intensamente dalle otto del mattino alle cinque, alle sei e fino alle otto della sera. Né l'intensità del. lavoro e i facili divertimenti che quella quasi corte militare e governativa 4) del generale Menon doveva offrire largamente valgono a distrarlo o a fargli dimenticare Io studio. Il soggiorno fiorentino è tutto un raccoglimento operoso. Anche le poche ore libere sono trascorse in conversazioni con vecchi e dotti amici di suo padre, il Neri Corsini, il Fossombroni, il Puccini. Da quest'ultimo è introdotto in casa Capponi, dove co­nosce Gino. Comunanza di età. di studio, di idee gli danno l'illusione di aver trovato degli altri Concordi. Ne scrive al Vidua, proponendo che il Capponi e il Puccini ven­gono creati soci onorari della società. s) Ma il Vidua concepisce un disegno più audace: perchè non istituire a Firenze una società sul tipo di quella dei Concordi e che con quella si tenga in corrispondenza ? Dovrebbe avere Io stesso nome e press'a poco gli stessi statuti; la collaborazione fra le due società favorirebbe specialmente lo studio della lingua e soprattutto avrebbe il vantaggio di fare che in due parti diverse d'Italia due gruppi di giovani in nobili gare di emulazione lavorassero concordemente per lo stesso fine patriottico. L'idea, che egli stesso giudica gloriosa e utilissima ,*) gli par tanto bella, che anche l'onore di averne preso l'iniziativa gli sembra da tener caro e nella lettera già ricordata del 25 novembre insiste perchè il Balbo faccia in modo, che si sappia che i subalpini vennero a ridestare il genio della lingua sull'Arno .7 Ma il progetto non è tanto; faeih quanto bello, almeno a giudicare dai pochi cenni
l) VtDWA. Lettere, I, pp. 68-69-70. Lettera del 26 maggio 1808. *) Op. c/i., p. 100. ) Op. di., p. 101.
4? BALBO, Autobiografia citata, p. 338. 5) RICOTTI, p. 14.
e) YEDUA, Lettere, I, '90-91, Lettera al B. del 10 settembre 1808; e Lettera al Massimino del 14 settembre 1808, p. 93.
D Ibidem, p 97. *