Rassegna storica del Risorgimento

BALBO CESARE
anno <1939>   pagina <862>
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862 Enrico Croci
Napoleone che preparava la spedizione di Russia, si accorse che non sarebbe stato lasciato in ozio e, per sfuggire al pericolo di aver incarichi di polizia che gli ripugna­vano, domandò e, per intercessione della principessa Paolina, ottenne di essere iman-, dato a portare il portafoglio dell'Imperatore in Russia. Ma proprio in quei giorni essendosi ammalato, non potè partire e fu nominato Ispettore di polizia a Pletten in Olanda. Era il colmo ! La nomina gli parve tale insulto, che in un primo impeto di sdegno manifestò addirittura il proposito di partire per andare ad uccidere Napoleone. Ma la spiritosa signora Pastoret, alla quale aveva espresso la feroce intenzione, osservò argutamente che v'erano mezzi mollo meno estremi e lo condusse da un medico rinomato, il quale gli fece un certificato attestante che egli aveva bisogno di riposo e di cura. Il ministro Savary non volle ritenerlo valido, ma il Balbo questa volta non si lasciò intimidire e non si presentò al giuramento prescritto. Si accorse allora che il coraggio è sovente più facile che non si crede dapprima, ma giova tal or 1" esagerarselo, affinchè non manchi prima del fine e se ne tornò tranquillo a Torino, dove rimase un anno intero mandando di tre in tre mesi altri certificati medici a Parigi. *)
Poteva ormai fare un po' di bilancio. Da quando era partilo per Firenze quattro anni prima tatto lieto per la nomina a segretario della Giunta organizzatrice di Toscana, era pur passato qualche cosa nella sua coscienza ! In un primo tempo l'ardore dell'entusiasmo e il fervore dell'attività avevano potuto soddisfare la sua ardente sete di operosità e compensare le prime delusioni con le speranze che i rapidi muta­menti di quegli anni rendevano più audaci; ma in seguito, a poco a poco l'incanto aveva perduto molte delle sue attrattive e alla fine era sparito del tutto. Da tre anni ormai tutti i suoi sforzi non erano consistiti in altro che nel tirarsi indietro, nel dare dimissioni. La grande avventura napoleonica che era un servire per tutti, ma che per molti almeno era una esaltazione di eroismo illuminata dai bagliori di una gloria quasi leggendaria, si immiseriva per lui in una serie di impieghi pochi graditi quasi sempre, talvolta ripugnanti, anche se lautamente pagati, fra i quali fino allora aveva cercato di barcamenarsi, conciliando, per quanto gli era stato possibile, le esigenze della propria coscienza con-quelle della carriera. E ci era riuscito poco e male. Non solo le ottimìstiche illusioni del tempo dei Concordi avevano dovuto subire delle cru­deli mortificazioni, ma anche le speranze più concrete di conseguire rapidamente onori e potenza erano rimaste deluse. H ritorno da Parigi, anche da questo lato, rappresen­tava un po' una ritirata, un fallimento.
Era naturale quindi, che il problema di quegli anni tumultuosi si ripresentasse ora, nella momentanea calma, alla sua coscienza, sotto nn aspetto più grave e che il suo giudizio su di essi diventasse man mano più severo. C'era anche un motivo dolo­roso. Tornando a Torino, non vi aveva più trovato il fratello Ferdinando da Ini tene­ramente amato, ì) quale, arruolato da Napoleone, aveva preso parte alla sfortunata spedizione dì Russia, come sottotenente in nn reggimento di cacciatori a cavallo e vi aveva lasciato la vita; giovane d'incredibili speranze per le lettere e per l'arte, fatto militare per forza e por distintosi per valore in mezzo a quell'esercito così valoroso .z) Il Balbo santi amaramente quella perdita.
Inoltre il soggiorno torinese lo metteva di nuovo a contatto col gruppo di amici coi quali s'era fin dall'adolescenza parlato tanto d'Italia e sue speranze e
1) BALBO, Autobiografia citata
2) BALBO, Autobiografia* in RICOTTI, p. 382.