Rassegna storica del Risorgimento

ROSSI PELLEGRINO ; GAMBERINI ANTON DOMENICO
anno <1939>   pagina <871>
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La dispensa matrimoniate di Pellegrino Rossi, ecc. 871
Or dunque che Monsignore mi ha rimesso con gràsiosissima lettera la supplica mia al Santo Padre, mi affretto d'inviarla alla S. V. Vedrà che ho detto in essa quanto nella sua lettera mi era indicato come necessario a dirsi. E il Vescovo ne afferma la veracità. Siccome ho accennato, io non potevo differire il matrimonio senza gravissimi inconvenienti rispetto alla famiglia della sposa, che persone non consapévoli delle regole della nostra Religione avrebbero al certo preso me per un tergiversatore.
Ma ciò stesso mi muove a pregarla caldamente onde V. . si .compiaccia solleci­tare la grazia del Santo Padre. Rileggendo la Bolla Matrimonia del 4 9bre 1741 emanata dal Sommo Pontefice Benedetto XIV ho dubitato se sia necessario rinnovare la celebra* zione del matrimonio secondo il rito del Concilio Tridentino, o se non basti ottenere la dispensa, perchè la già fatta celebrazione resti purgata da ogni macchia. Intorno a ciò io farò ciò che sarà estimato convenientemente, e mi riporto al sapere di chi è più dotto di me.
Ho pure detto nella petizione che già avevo pregato fosse fatte istanze in nome mio alla Santa Sede per ottenere la dispensa. Ed è pur vero perchè prima pur che io sapessi se la S. V., in mezzo alle gravi e mólte sue occupazioni, avrebbe potuto compiacersi di rendermi un tanto servigio, profittando delle cortesie del Signor Conte Verzaglia, allora in Milano, aveva, per suo mezzo, fatto porgere delle preci in Roma. E la risposta fu pure che la dispensa sarebbesi accordata, ove il Superiore Ecclesiastico avesse rapr comandato. Anzi da principio, questa condizione non essendomi stata enunciata, fui da ciò indotto nell'erronea persuasiva di credere che l'avrei ottenuta a giorni. Ma giunse infine, e V. S. sa qttal ritardo vi fu, il graziasissimo suo riscontro, e allora fui chiara­mente e perfettamente istruito di ciò che far dovea, e che ora ho fatto.
Infine quando parlo di ciò che spetta la finanza, non intendo dire ch'io mi ricusi a ciò che può esser necessario. Appresi pel canale del Sig. Conte Verzaglia che sareb­besi fatto in modo di non oltrepassare i venti o trenta scudi. Ma venti, trenta, o qua-ranta, V. S. può contare che ad un minimo suo canno io li farò immediatamente con' tare costì..
Io le rinnovo le mie scuse di tanti e tanti fastidi, e l'accerto che non sarò per obliare giammai la singolare sua cortesia vèrso di me. E mi stimerei veramente for­tunato, se un'occasione mi si offrisse di darle prova, con opere, della mia viva e sincera riconoscènza. Finisco pregandola di credere che mi pregio e mi pregerò di essere colla pia profonda stima e intera devozione
Ginevra, 19 8bre 1820.
P. S. Per più sicurezza la prego di spedirmi il Breve di dispensa inchiudendo la lettera a me diretta che lo conterrà in una sopracoperta indirizzata o al Sig. Dottore Filippo Leone Ercolani, a Bologna, ovvero alla Signora Contessa Fulvia Nava, nata Trecbi, a Milano. Da Bologna o da Milano le lettere arrivano qui presto e regolajrmente. Quelle di Roma soffrono spesso dei ritardi.
Suo Umil.mo Dev.mo Obbl.mo Servitore Pellegrino Rossi.
A tergo: A Sua Eccellenza. Mons. Antonio Domenico Gamberini Uditore della Sagra Ruota