Rassegna storica del Risorgimento

ROSSI PELLEGRINO ; GAMBERINI ANTON DOMENICO
anno <1939>   pagina <873>
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LIBRI E PERIODICI
L. SALVATORELLI,, Sommario della Storia d'Italia dai tempi preistorici ai nostri giorni; Torino, Einaudi editM 1938, pp. XXII-732.
In venti capitoli il Salvatorelli ci presenta la Storia d'Italia dai tempi preistorie/ ai nostri giorni, in una prosa facile e piana che sembra non conosca la scabrosità della ricerca. Egli ha fatto un'opera buona scrivendo questo Sommario, che, dopo quello ormai classico del Balbo, viene, come si dice, a colmare una lacuna. Non perchè un sommario soddisfi a tutte le esigenze che si possano manifestare in chi si accinge a co­noscere le vicende della nostra storia, ma perchè un quadro generale d'insieme è utile per aver presente il panorama della storia, che può invogliare a vedere i dettagli delle singole epoche e dei singoli avvenimenti. A prima vista bisogna vincere l'impressione di trovarci davanti a una compilazione ad uso scolastico, tanta è la schematicità e la rapidità dell'esposizione; ma poi ci si accorge che il libro è stato veramente pensato dal punto di vista generale dei problemi, anche se i giudizi che vi troviamo non si discostano quasi mai da quelli universalmente noti.
"Vi è in quest'opera del Salvatorelli lo sforzo di mantenersi in un equilibrato giu­dizio, che non è mai eccessivo e non può quindi offendere le orecchie dei più. timorati; e se non sempre gli estremisti di destra e di sinistra saranno contenti, l'A. sarà egli stesso contento dell'approvazione di chi, nel processo delle cose che costituiscono la stòria, vede prevalere ciò che poi è risultato essere stato il meglio.
Non abbiamo intenzione di esaminare diffusamente il libro in parola, il che esì­gerebbe lo spazio non concesso ad una recensione; ci accontenteremo di alcune osservazioni staccate.
H Salvatorelli comincia dai tempi preistorici, e non si capisce come tali tempi possano essere oggetto di storia; il pregiudizio naturalistico porta l'A. a cominciare la sua narrazione dalla formazione geologica dell'Italia, come se ciò fosse condizione indispensabile per intendere i successivi avvenimenti. Ciò stona più. di quanto possa sembrare, soprattutto dopo le conquiste della storiografia moderna, e segnatamente di quella italiana. A parte questo pregiudizio che si può giustificare dal punto di vista di un falso concetto della completezza del racconto storico, ci sembra che l'A. abbia dedicato poche pagine alle vicende della storia di Roma antica, mentre invece si è dilungato più del necessario sul periodo dell'alto Medio evo.
La parte più importante della trattazione resta tuttavia quella moderna dove l'A. dimostra più specifica preparazione e dove sente maggiormente l'interesse dei pro­blemi. Non ci sembra però sia dato sufficiente rilievo all'età del Rinascimento, soprat­tutto dal punto di vista culturale: qui non si doveva restringersi a poco più di un elen­co di nomi, che non significano quasi nulla (v. 79, 86); bisognava svolgere il nuovo concetto della vita che costituì quella grande rivoluzione. Affatto insufficiente e del tutto scolastico è, ad esempio, quanto è detto del Machiavelli (6 righe in tutto, p. 401). Discutibile è il giudizio che in Italia alla riforma religiosa non fosse estraneo il popolo; vero è il contrario, e cioè che il popolo era o cattolico o indifferente, e quando indiffe­rente, non lo era per il contenuto della sua fede, bensì per gli scandali ecclesiastici (p. 411).
Al Settecento è dedicato tutto un capitolo, ma si tratta di dati e di notizie estrinseche che non colgono il fermento innovatore proprio di questo secolo, che segue al Seicento spagnolo. Siamo di fronte alla solita filza di nomi che non ci dicono nulla e che il Salvatorelli avrebbe dovuto sapere evitare a vantaggio delle determina­zioni ideali. A un paragrafo dedicato alla cultura europea dellMu/fctórung, segue un paragrafo dedicato al rinnovamento della cultura italiana: siamo di fronte al solito