Rassegna storica del Risorgimento

ROSSI PELLEGRINO ; GAMBERINI ANTON DOMENICO
anno <1939>   pagina <877>
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Libri, e periodici 877
linea che congiunge l'uomo a Dio e la nostra terra al suo universo; ed acquista perciò la coscienza di una missione da compiere, la cui legge suprema e il dovere. Ma gli indi­vidui non riusciranno mai a raggiungere l'intento al quale devono mirare, per quanto vi spieghino ogni loro energia, se non si appoggiano e non s'incoraggiano a vicenda fondendo in un sol fascio, senza mai disperare, le loro volontà e i loro sforzi. Solo mediante VAssociazione il metodo dell'avvenire, la nuova parola dell'epoca, i popoli, legati in un vincolo unico sotto una direzione di forme regolata dagli stessi principi, possono toccare il più alto grado dello sviluppo sociale. E al concetto mazzinano di associazione non contrasta il concetto di nazionalità, perchè le nazioni partecipano alla vita collettiva e solidale del genere umano contribuendo, con unità di indirizzo e con azione concorde, al miglioramento e al bene delle altare, come avviene degli indi­vidui nelle famiglie: concetto che il Mazzini oppone al vecchio nazionalismo, gretta­mente egoista, geloso, ostile a quanto gli appare straniero alla angusta, sua cerchia, fondato sull'odio e sulla guerra, e creatore fatale del dispotismo. L'iniziatrice di una nuova potente unità delle nazioni doveva essere l'Italia. Questa fu l'idea costante del Nostro, balenatagli nella mente già nel 1830 nel carcere di Savona e, divenuta vieppiù, la forza motrice della sua attività meravigliosa.
Perciò la formula adottata dalla Giovine Italia fu, fin dal suo nascere, per le rela­zioni internazionali Dìo e umanità, e la sua bandiera una rivelazione solenne del­l'Europa futura, un campo della fratellanza dei popoli, una chiamata di emancipazione alle razze; perciò, mentre fondava la Giovine Italia, pensando che gli sforzi isolati erano destinati agli insuccessi, già egli ideava, come compagne ed alleate ad essa, tante oltre associazioni quanti erano i popoli oppressi o minacciati nella loro libertà o nella loro indipendenza, le quali stringendosi in una gagliarda alleanza, avrebbero potuto conquistare il libero esercizio della loro sovranità e dirigersi Quindi, sotto l'impero di una dichiarazione di un patto comune, allo stesso fine morale.
Ciò posto, è facile comprendere tutta l'azione futura esplicata dal Mazzini, che il Quintavalle delinea ai traiti trm viva efficacia, e la sua attività infaticata per acqui­stare da ogni parte simpatie ed appoggi alla causa italiana e per suscitare, nel con­tempo, i moti delle varie nazionalità, dei quali l'esempio doveva partire dall'Italia.
La parte più. diffusa, e forse la più notevole, del racconto è quella dedicata all'opera del Mazzini per il movimento generale dei popoli dell'Europa orientale e al suo sogno d'inanellare la causa di essi con il Risorgimento d'Italia, nella qual causa ebbe, in qual­che momento, fautore lo stesso Re Vittorio Emanuele II. Quanto afferma a tale pro­posito il Quintavalle, che il Mazzini previde luminosamente tanti grandiosi avveni­menti europei e che dimostrò molto più senno politico e senso di praticità di quanto non vogliano i suoi denigratori, corrisponde perfettamente al vero. Anche le pagine relative olla dottrina sociologica del Mazzini sono condotte in generale con perspicuità e con penetrazione, e soprattutto è ben messo in rilievo come il fatto economico, desti­nato a ricevere nella società futura un allargamento sempre più considerevole al prin­cipio di eguaglianza, è però in lui subordinato in ogni caso al fattore etico: ragione per lu quale egli ha anticipato alcune vedute fondamentali del Fascismo.
Molti bnoni punti del lavoro del Quintavalle meritavano però un maggiore appro­fondimento. Troppo fugace, ad esempio, è l'accenno, a pagina 9, dei contatti tra il Mazzini e il Comte: un'analisi più minuta dell'accordo tra i due scrittori sui postulati più importanti che riguardano l'ordine sociale, sul posto che compete al dovere di fronte al diritto e all'amore di fronte all'egoismo individuale, e segnatamente sul concetto dello svolgimento graduale del progresso umano, sarebbe giovato, se non altro, a tener sull'avviso il poco scaltrito lettore che molta parte delle idee mazziniane (che egli però infervorò di una inesausta passione) non sono propriamente sue, ma appartengono al comune patrimonio intellettuale. E anche sul corporativismo, che dev'essere conside­rato come uno degli aspetti meno conosciuti ma più duraturi e profondi della dottrina del Genovese, era opportuno che il Quintavalle, che ne tratta solo in appendice, ne.
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