Rassegna storica del Risorgimento

ROSSI PELLEGRINO ; GAMBERINI ANTON DOMENICO
anno <1939>   pagina <878>
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878 libri e periodici
parlasse un po' più a lungo, anche per centrobbalterc l'opinione corrente che fa risa-lire ancora la genesi della prassi corporativa alle ideologie nietzschiane di Giorgio Sorci. Paxe poi, a noi, che l'A... abbia alquanto esagerato, sulla scorta del Luzio, l'influenza del Mazzini sulla fredda e politicamente agnostica società inglese, che egli avrebbe penetrata, scossa, riscaldata, infiammata del suo stesso fuoco (pag. XIV). Benché in Inghilterra il Nostro abbia trovato amici fedeli e seguaci operosi, come dimostrò egregiamente di recente la brava Emilia Morelli, non trovò però mai nel popolo inglese molto lontano dalle sue idee e abituato a guardare alle cose da un punto di vista suo proprio quel vasto consenso che il grande Profeta sperava.
Ma vi è un punto sul quale dissentiamo dall'A., nettamente. A pagina 302 e seguenti egli accusa il Gioberti di banderuola politica e religiosa, di aver carpito al Mazzini non solo il titolo del suo Primato morale e civile degli Italiani ma anche il concetto prin­cipale di missione dell'Italia, e bel tempo stesso di aver smarrito l'idea dell'Italia poli­ticamente una per propugnare, nel 1847 nel 1848 nel 1849, una federazione di Stati nella quale includeva, per il LombardoVeneto, l'Austria, asserendo in tal modo che l'Italia sarebbe veramente indipendente . Siamo un po' meravigliati, in vero, come uno studioso serio quale il Quintavalle s'impigli ancora oggi (almeno su questo argomento) nelle reti delle foratole abusate e dei luoghi comuni, del tutto sorpassati dalla recente storiografia.
Sulla originalità delle dottrine politiche e religiose dell'abate torinese, sulla loro continuità, gradualità e coerenza e sul modo come va interpretato il suo federalismo, cioè quale mezzo e strumento per creare l'organismo compatto e solido di uno Stato italiano, si sono scritte, in questi ultimi anni, molte pagine persuasive che il Quintavalle non doveva dimenticare.
Fatte queste doverose riserve, possiamo concludere che il volume risponde al modesto intendimento prefissosi dall'A., di divulgare, tra gli indotti, in un modo un po' più preciso di quanto si suol fare comunemente, la conoscenza del sommo artefice del nostro Risorgimento, i cui principi vanno trovando ogni giorno più un degno sviluppo e una efficace integrazione.
MARINO CIRAVEGNA
PAOLO BREZZI, M.Cardinal Massaia; Roma, Casa Editrice A. V. E., 1936-XIV, pp. 155. L 5.
Il lavoro fa parte di una collana di profili pubblicati per iniziativa della Gio­ventù di Azione Cattolica, con lo scopo di offrire nobili esempi di vita cristiana, E l'opera più che trentennale esplicata dal cardinale Massaia nelle terre d'Abissinia, i pericoli affrontati, i dolori sofferti sono una prova mirabile di quanto possa l'ardore della fede, congiunto al più profondo sentimento di umile sottomissione alla volontà di Dio.
Varie opere sul Massaia erano state già scritte prima della presente biografia: opere delle quali l'A. si serve, come attinge ampiamente ai lavori lasciati dallo stesso Massaia, fra i quali hanno notevole importanza i ricordi intitolati I miei trentacinque anni di missione neWaha. Etiopia, di cui si riportano, nella presente pubblicazione, lunghi brani qua e là.
II Brezzi ripercorre brevemente tutta la vita del missionario piemontese, quasi coetaneo di Don Bosco; dall'infanzia semplice e serena, nella casa paterna in Piova d'Asti, agli anni di studio nel Collegio Reale e poi nel Seminario della stessa città, alla entrata di lui appena diciassettenne- nell'Ordine dei Cappuccini; ne traccia quindi la carriera religiosa e culturale, che il Massaia fu lettore dì filosofia e teologia nel Convento di Testona presso Moncalieri, donde passò in quello del Monte presso Torino, nominato Definitore provinciale, carica che gli offerse occasione di avvici­nare molte personalità torinesi, come Silvio Pellico, che gli divenne intimo amico. Ebbe allora rapporti anche coi membri della Famiglia Reale, Carlo Alberto e i