Rassegna storica del Risorgimento

ROSSI PELLEGRINO ; GAMBERINI ANTON DOMENICO
anno <1939>   pagina <879>
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Libri e ppriodici
fiftói ft fu confessor del Peiiieipe ereditario. Similmente, nella terra d'Africa, Jo troveremo amico dei principi etiopici, tra i quali Meuelik, il fondatore dì Addi Abcba, che lo tenne come consigliere alla sua corte e per U quale il Missionario scrisse, in lingua amarica, il De regimine Principimi, disgraziatamente smarritosi nelle guerre successive. Senza dubbio la vita del Massaia, così ricca, cosi varia si presenta interessante sotto molti punti di vista, considerando il modesto cappuccino non sola­mente come propagandista cattolico fra gl'infedeli. E per quanto il lavoro del Brezzi si legga con piacere, alcuni di questi aspetti andrebbero secondo noi meglio lumeggiati; ad esempio quello che riguarda l'azione diplomatica del Missionario presso i sovrani etiopici, quale mediatore del governo di Vittorio Emanuele II. Mentre, specie nella prima parte, si hanno tratto tratto delle lunghe divaga­zioni non sempre necessarie, che distolgono dall'argomento principale: come quella sul missionario De lacobis, del quale, sia pur brevemente, si traccia la vita, Su l'opera in genere delle missioni in Africa, sulle credenze religiose degli abissini, sulle condizioni politiche del paese: digressioni nelle quali la figura del Massaia, anziché essere abilmente inquadrata come forse era intenzione dell'A. viene a perdere, a parer nostro, della sua vivezza e del suo rilievo. Sembra che l'A. abbia avuto tal­volta l'intenzione, quasi direi la tentazione, di stendere un'opera più vasta, più generica sulla storia delle missioni cattoliche in Etiopia, anziché limitarsi a tratteg­giare il profilo di un solo missionario.
La seconda parte è più unita e più interessante e la figura del Massaia si erge in tutta la sua grandezza, ed acquista luce maggiore dalle persecuzioni subite da parte del Negus Giovanni.
Persecuzioni che costrinsero il Massaia al ritorno in patria; doloroso ritorno col quale ai chiudeva il suo apostolato fra i barbari.
La biografia è accompagnata da una breve prefazione di Padre Agostino Gemelli, che incoraggia e loda l'iniziativa della Gioventù d'Azione Cattolica.
EVKLMÀ. RINALDI
GIUSEPPE DEL BIANCO, ha guerra e il Friuli; Udine, Istituto delle edizioni accade­miche, 1939-XVn, voi. II, pp. 488. L. 25.
Anche questo secondo volume di Giuseppe Del Bianco merita grandi lodi. La forma facile e piana. Io studio minuzioso delle fonti scritte, le testimonianze dei contempo­ranei, spesso attori degli avvenimenti, il vivo amore di patria non disgiunto da un alto senso d'imparzialità, dote preziosa di un vero storico, sono i pregi principali dell'opera.
Il volume abbraccia le vicende guerresche e ci offre un quadro della vita friulana degli anni 1916 e 1917, quando si combatterono le aspre battaglie sull'Isonzo e i nostri soldati piantarono il tricolore sulle mura di Gorizia, e si chiude con una indagine severa sulle cause che, dopo non pochi felici successi, originarono il disastro di Capo-retto. 1 principali personaggi del grandioso dramma rivivono dinanzi al nostro pensiero e tra casi primeggiano il Re, che ogni mattina si recava affa fronte e si mostrava sem­pre impavido dinanzi al pericolo, al pari dei generali Chinotto, Cappello e Lequio. 19 i soldati erano da meno dei loro capi, perchè, sebbene in condizioni infelici, sovente privi di cibo, immersi nel fango delle trincee, davano continue prove di valore, di patriottismo e di elevatissimo spirilo di sacrifìcio. Né diversamente procedevano le cose in Udine, la capitale della guerra, in Palma nova, a Tolmczzo e a Cividalo e nell'a­nimo di tu iti i friulani era saldo il convincimento nella vittoria finale e nell'avvenire luminoso che essa avrebbe iniziato per la patria.
Gli aeroplani colpivano spesso i luoghi abitati, grave era la crisi economica, gli ospedali erano affollati di malati e di feriti, ai quali cittadini e nobili signore prodi­gavano cure amorose. E fra queste ohi non ricorda Ina Battistella e Bianca di Prani-pero? Ma in peggiori condizioni versava Gorizia, sino all'agosto 1916 bombardata
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