Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; CIALDINI ENRICO ; MINONZIO CARLO
anno <1939>   pagina <985>
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I resti delle carte MinonzioCialdini della Biblioteca di Brera 985
l'opportunità e intanto por alcuni mesi con varie cose ne andava procrastinando la pubblicazione, suscitando lo sdegno del colonnello che ne scrisse aspramente al E-*ro to­no tari dichiarando che mai più avrebbe scritto nella sua rivista. Intervenne allora l'Orerò del Comitato di Stato Maggiore Generale, scrivendogli da Firenze il 14 febbraio del 1874. Anzitutto lodava il lavoro del Minonzio: Non si pnò parlare con maggior ordine, con maggior chiarezza, con maggior eleganza e tale, assicurava, era stato anche il parere del Corsi, il quale, ha trovato sorprendentemente vere certe osservazioni è considerazioni in merito ai due piani di campagna del I8664 nella carta storica qualche leggera inesattezza di nessuna importanza: nel ritratto dei due uomini un pennello da mae~ stro della più bolla scuola. Insomma tanto il Corsi guanto io abbiamo letto Usuo lavoro come a 20 anni si leggono le pagine interessanti di un romanzo. Ma, prosegue l'Orerò; egli è opportuno in questo momento suscitare tante passioni già assopite? Il pubblico che non ammette mai che chi gli parla possa essere guidato dal puro sentimento di dire la verità e nienCaltro che la verità, crederà egli come è una realtà che sotto la di lei frase semplice e scorrevole, ma incisiva, mordace, tagliente senza pietà, non vi sia il dispetto del leone sin qui silenzioso? Non mancherà dà sorgerà a dire: .Ecco carne è finita Vaureola di grandezza che il contegno dignitoso del generale Cialdini gli ha dato. Ora che una voce unanime è sorta per rallegrarsi di vedergli conferito il pruno posto nell esercito, ora che più fortunato di mólti altri cui soltanto la tarda storia ha reso giustìzia, fu per acclamazione giudicato il più grande generale, non gli basta. Il suo carattere non è così grandemente generoso che per lui è troppo poco il vincere: ha bisogno di schiacciare. Queste e simili sciocchezze diranno i molti, cui ella toglie la dolce illusione di un piedistallo, diranno gli aderenti loro, e per contagio gli indifferenti. I dottrinarli, i prudenti, troveranno le di lei paróle inopportune. Avrà fra i suoi approvatoti gli amanti della verità a viso aperto, gli amanti della verità a qualunque costo, E allora se fa la statistica di questi ultimi, vedrà la loro proporzione così infinitamente piccola che le cadranno le braccia e la volontà di lottare... Lo invitava tut­tavia a giustificare il Pro tono tari, a dimenticare l'incidente e a non dare l'impressione che non volesse più. scrivere nella Nuova Antologia. Difatti di li a poco il Minonzio inviò uno studio su: La difesa dello Stato, m citi patrocinava il progetto di un centro di difesa a Bologna in contrasto col progetto di un campo triangolare BobbioStradclla-Piacenza caldeggiato dal Ricci che presiedeva allora la scuola superiore di guerra, articolo che la rivista pubblicò nel luglio del 1874.
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Da ultimo pubblichiamo questa lettera, scritta agli iuizii delia guerra franco prua- . siano,;
Poggio a Cajano, 24 luglio 1870. Carissimo Colonnello [Minonzio]
Non era necessario essere profeta per indovinare che tosto 0 tardi avremo avuto la guerra. La cosa si presentava tuli1 al più come questiona di data 0 di pretesto. Le condizioni nostre sono deplorabili e Ut sarebbero stata maggiormente fra pochi mesi grazie alla saggezza politica del nostro Ministero.
Ciò che succede può avere per noi debali ed impotenti conseguenze funesta se la Francia trionfat funestissime poi se la Francia fosse battuta. È la sorte degli imbecilli di trovare sèmpre dannò nei casi avversi e prosperi.
Sé la Francia vince diverrà prepotente più che mai e non avrà riguardo alcuno per noi che non fummo in caso 0 non volemmo aiutarla. Avrà ragione di dispruzzarci coma uno stato